Parla Aldo Reschigna, l’uomo che ha in mano il portafoglio del Piemonte

«Vogliamo una Regione più leggera ma efficiente»

Con un deficit accomulato in quindici anni che varia dai 2,6 ai 7,5 miliardi di euro e i nuovi tagli decisi dal Governo Renzi, per la Regione Piemonte si prospettano anni difficilissimi. La Giunta Chiamparino si trova davanti a un compito al limite dell'i

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Articolo pubblicato il 24-10-2014 alle ore 00:00:00.
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Aldo Reschigna, assessore regionale al Bilancio

Con un deficit accomulato in quindici anni che varia dai 2,6 ai 7,5 miliardi di euro e i nuovi tagli decisi dal Governo Renzi, per la Regione Piemonte si prospettano anni difficilissimi. La Giunta Chiamparino si trova davanti a un compito al limite dell'impossibile, anche se l'uomo dei conti, Aldo Reschigna, 58 anni, di Verbania, assessore al Bilancio e vice presidente della Regione, pur non nascondendo le difficoltà, è convinto della bontà del Piano di riforma messo a punto proprio in questi giorni in piazza Castello.

Il piano di riforma promette lacrime e sangue. Può dettagliarcelo?

Noi non promettiamo lacrime e sangue. Vogliamo anzi tutelare il tessuto economico-produttivo e gli strati sociali più deboli. Ma, di fronte alla grave situazione nei conti della Regione, emersa proprio per la nostra volontà di fare chiarezza e di portare alla luce tutte le voci di bilancio che in tanti anni sono state nascoste o sottostimate, bisognava decidere: o rinunciare a un ruolo attivo della Regione in ambiti centrali per la vita del Piemonte (dalle politiche sociali al diritto allo studio, dalla sanità ai trasporti, dalla ricerca al sostegno all’innovazione e allo sviluppo, solo per citarne alcuni), o scegliere una politica fatta di pesanti tagli del personale e dei servizi, questa sì una politica di lacrime e sangue.
Noi abbiamo scelto una terza strada: quella di intervenire con serietà e equilibrio su una serie di assi (dalla riduzione delle sedi decentrate della Regione a una politica di valorizzazione e dismissione del patrimonio immobiliare; dalla razionalizzazione delle società partecipate a politiche di riduzione di direttori e dirigenti regionali, insieme con un taglio  del costo complessivo dei 6 mila dipendenti della Regione e delle partecipate - ma senza ricorrere ai licenziamenti) e altri interventi che portino a una razionalizzazione strutturale della Regione Piemonte, in modo da giungere a una Regione più leggera, capace di fornire con efficenza ed efficacia i servizi che le competono e di garantire un equilibrio di bilancio. In questo momento stiamo elaborando un piano dettagliato che affronti tutti i temi indicati ed esplori ogni possibilità di risparmio. Contiamo a regime di giungere a recuperare almeno 50 milioni all’anno.
E’ uno sforzo importante, ma non è in grado di risolvere da solo ogni problema. Per questo chiediamo al governo un intervento straordinario che ci permetta di rimettere in equilibrio i conti.

Innanzitutto l'entità del disavanzo, si va dai 2,6 ai 7,5 miliardi. Come e' stato fatto questo clamoroso buco?
Si tratta di una storia lunga, che ha almeno 15 anni, e di una modalità di gestione delle risorse e dei bilanci che ha portato a questa situazione. Ci sono responsabilità precise, ma abbiamo scelto al momento del nostro insediamento di non praticare lo sport nazionale, quello che ama lo scaricabarile e attribuisce a chi ha preceduto la responsabilità di ogni situazione difficile. Sentiamo su di noi la responsabilità che ci hanno dato i cittadini con il voto, quella di rimettere in piedi una situazione di grande precarietà, in modo che la Regione possa svolgere fino in fondo il suo ruolo centrale nella società piemontese.

Riduzione uffici decentrati da 24 a 15. Come intendete operare?

Occorre chiudere le sedi che costano alla Regione Piemonte in termini di affitto e di gestione, e utilizzare le sedi di proprietà o quelle messe a disposizione gratuitamente da altre amministrazioni. I tempi sono stretti, nel quadro dell’operazione che porterà a Torino al trasferimento di tutti i dipendenti nel nuovo Palazzo unico della Regione, con l’abbandono delle sedi ora occupate, in gran parte in affitto. Ma già nelle ultime settimane abbiamo provveduto a svuotare sedi in affitto e concentrare in altre sedi assessorati e dipendenti.

Vendita patrimonio immobiliare? Quale? In quali tempi? E con quale previsione di introiti?

Questo non è un buon momento per il mercato immobiliare, ma siamo convinti che sia possibile realizzare dei buoni risultati. Naturalmente un palazzo come quello di Piazza Castello ha sicuramente mercato, per altre situazioni le cose possono essere più complicate. Occorrerà poi vedere quale rapporto intrattenere con la Cassa depositi e prestiti e con il fondo immobiliare collegato. Sceglieremo l’opzione più vantaggiosa, e ci muoveremo subito. Sapendo che gli immobili di proprietà  a Torino saranno liberati solo con il trasferimento al nuovo palazzo del Lingotto. E’quindi presto per ipotizzare gli introiti dell’operazione.

Riorganizzazione della sanità. E' l'aspetto più delicato significa ridurre i servizi? Entità del risparmio prevista?

Non abbiamo alcuna intenzione di ridurre i servizi. Si tratta però di eliminare i doppioni e di evitare di tenere aperte strutture che non sono in grado di garantire gli standard definiti a livello nazionale. I cittadini hanno bisogno di servizi che funzionino bene, non che siano sotto casa ma poco efficienti. Entro la fine del mese presenteremo il piano per la sanità. L’obiettivo è arrivare a partire dal 2015 a una sanità piemontese che si finanzia esclusivamente con le risorse che vengono trasferite dal governo. Fino a ora non è stato così, è anche in questo 2014 si parla di un deficit tendenziale di 167 milioni di euro. Dal prossimo anno non dovrà più esserci deficit.

Rilanciare le partecipate in difficoltà e vendere le altre. Ci può dettagliare meglio?

Anche su questo occorre agire con equilibrio, dismettendo ciò che è possibile, ma senza danneggiare la Regione. In alcuni casi basterà non fornire più risorse agli enti, in altri si tratterà di uscire una volta trovato il partner privato che ricompensi adeguatamente la Regione. Ci sono poi enti strumentali come il Csi, l’Arpa, l’Ipla, su cui stiamo elaborando piani di razionalizzazione.

Personale, sono previsti prepensionamenti, riduzioni di compensi?

Abbiamo già avviato un taglio dei compensi per i nuovi direttori, che saranno 11 al posto di 16, compreso la nuova figura del segretario regionale. Per quanto riguarda i settori, passeranno dagli attuali 131 a meno di 100.
Sono anche ipotizzabili accompagnamenti alla pensione dei dirigenti, ma solo in quadro di equità ed etica. Naturalmente sono previste azioni di riorganizzazione dell’intero personale, ma lo faremo con equilibrio ed equità. A scanso di ogni equivoco, non ci saranno licenziamenti.

Tagli indennità, si parla di un 10/15%.

Il Consiglio regionale ha già realizzato negli ultimi anni consistenti risparmi sia sulle indennità, sui vitalizi futuri, sui costi di gestione dei gruppi regionali. Si parla di un ulteriore taglio delle indennità dei consiglieri e degli assessori, che viene definito proprio in questi giorni, in attesa che da Roma vengano varato un provvedimento che unificherà le indennità in tutta Italia. Si stanno definendo tagli anche dei vitalizi di cui attualmente godono gli ex consiglieri regionali.

Perché il presidente Chiamparino ha minacciato le dimissioni se costretto ad aumentare l'Irap?

Nel momento in cui si chiede al governo un intervento straordinario per la Regione Piemonte, si può immaginare che dal governo venga una richiesta di aumentare al massimo la pressione fiscale. Il presidente Chiamparino è stato chiaro, e con lui tutta la Giunta: non è possibile in una situazione di crisi come l’attuale gravare ancora con tasse sul sistema produttivo piemontese, sarebbe un disastro per gli effetti che avrebbe sull’occupazione e sulla sua competitività. Siamo convinti che occorrano scelte serie e determinate, ma sempre con l’attenzione necessaria allo stato del nostro sistema economico e delle fasce più deboli della popolazione.

Tags: Aldo Reschigna, assessore al bilancio, regione, intervista

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