Trivero si prepara ad accogliere gli extracomunitari

Veneti e meridionali sono meglio degli africani

Scrivono Clara Mello Rella, Fulvio Chilò e Piero Casula

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Articolo pubblicato il 01-08-2015 alle ore 13:59:08.
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Veneti e meridionali sono meglio degli africani

Tutto fa pensare che “gli immigrati… questi sconosciuti”, li conosceremo presto e molto da vicino. Così scrivevamo in un nostro articolo il 4 luglio. E così sarà, visto che a Trivero arriveranno a giorni una dozzina di migranti africani. La procedura di assegnazione è molto diretta: un’associazione di Torino ha vinto una delle tante gare di appalto della Prefettura garantendo alloggio, vitto e assistenza per un certo numero di migranti. Gli alloggi li ha trovati semplicemente affittandoli da un privato. A Pray una casa è già stata occupata lo scorso fine settimana da nove profughi africani, un’altra a Trivero sarà occupata presto. Le amministrazioni comunali vengono avvertite degli arrivi pochi giorni prima, e non c’è nessun modo per opporsi perché si tratta quasi di una questione privata: l’associazione riempie gli alloggi che ha trovato, e se non ci sono controindicazioni sulla struttura o sulla gestione la Prefettura dà il benestare. Per di più, la nostra amministrazione non sarà certo classificata tra quelle più difficili da convincere a ospitare queste persone… Si tratta in questi casi di ospitalità definite provvisorie, per gente di passaggio – staremo a vedere.

Già solo questo ci fa capire quanto sia improponibile il paragone tra questo tipo di immigrazione e i veneti, meridionali e vietnamiti che vennero a Trivero nei decenni scorsi. Ma la sostanziale differenza è che veneti, meridionali e vietnamiti vennero qui con mezzi propri, si diedero da fare per cercare un lavoro, mettere su casa e mettere su famiglia. Certo, erano altri tempi: adesso trovare lavoro e farsi una casa è quasi fantascienza per un cittadino triverese, figuriamoci per chi è appena arrivato. Ma chi ci governa ha trovato la soluzione più facile: basta pagare i “gestori dell’accoglienza” – associazioni e cooperative – e pensano loro a tutto, a spese dei contribuenti.

Ed ecco che un problema si trasforma in business, con relative gare di appalto, ribassi e fatturati. Non abbiamo nulla di pregiudiziale contro gli immigrati, che per lo più è gente spinta dalla disperazione: ma è assurdo che non ci siano i soldi per mantenere i servizi – come nel caso del Punto di Primo Soccorso – e nello stesso tempo si trovi il modo di finanziare vitto, alloggio, assistenza e operatori vari per i migranti. Oltre a quanto già detto, facciamo qui tre considerazioni:

1) Per quanto è in nostro potere, vigileremo che chi si è aggiudicato – e chi si aggiudicherà – questi appalti rispetti gli impegni che si è preso, senza che debba essere la comunità locale a farsi carico di aspetti che dovrebbero garantire i gestori

2) Se gli immigrati verranno impiegati in lavori di utilità generale, non deve esserci alcun esborso di denaro pubblico: i contribuenti pagano già per tutto quanto previsto dall’appalto di accoglienza (di solito le cifre si aggirano sui 35 euro al giorno per migrante), e in più c’è tutto l’impegno di Forze dell’ordine, Prefetture e operatori sanitari pagati da noi: quindi abbiamo già dato.

3) già ora il Comune di Trivero offre al mondo delle cooperative molte occasioni di lavoro – in particolare quelle del consorzio “Il filo da tessere”, attive anche nel settore dell’accoglienza migranti – : non vorremmo che l’arrivo degli immigrati crei ulteriori occasioni per affidare incarichi e servizi a carico del bilancio comunale: anche sotto questo aspetto, abbiamo già dato.

Gruppo “Progetto per Trivero”

Clara Mello Rella, Fulvio Chilò, Piero Casula

Tags: Trivero, extracomunitari, lettera, Clara Mello Rella, Fulvio Chilò, Piero Casula

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