«Vado in pensione, ma l’Arma resta nel mio cuore»

Il brigadiere capo dei carabinieri Armando Geracitano racconta come ha vissuto i 36 anni di servizio

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Articolo pubblicato il 21-11-2015 alle ore 19:16:59.
Armando Geracitano
Armando Geracitano

Dopo 36 anni di servizio, il primo di ottobre scorso il brigadiere capo dei carabinieri Armando Geracitano, di 56 anni, è andato in pensione.

 

Il militare si era arruolato il 14 aprile del 1979. Dopo essere uscito dalla scuola allievi di Iglesias, era stato trasferito come sua prima destinazione a Torino e dopo solamente qualche mese a Crescentino, dove ha lavorato per 5 anni. Dal 1990 fino ad ora ha prestato servizio presso la Stazione di Andorno Micca. La sua è stata una carriera ricca di soddisfazioni che lo ha visto operativo in molti reparti tra i quali il Norm di Torino e Biella anche come motociclista.

 

Dopo 36 anni di servizio se si volta indietro che cosa vede?

«Vedo tanta gente che nel corso di questi anni mi è stata vicina, dai colleghi ai cittadini. Ho vissuto dei bei momenti che resteranno indelebili nella mia memoria per sempre. Per me il contatto con la gente è sempre stato molto importante, a volte bastava solamente un buon consiglio molto amichevole per far capire che la persona stava sbagliando».

 

Il pensiero di non indossare più la divisa della benemerita le crea disagio?

«Certo che me ne crea, l’arma dopo la famiglia era tutta la mia vita - spiega con gli occhi lucidi dalla commozione -. Per me questo è considerato uno stacco non un distacco. Quella del Carabiniere non è solamente una professione ma una vera e propria missione. Io l’ho vissuta intensamente ed ora che è giunto il momento di dire addio non è stato semplice. Ad Andorno ho trascorso 25 anni della mia carriera, in caserma eravamo tutti una grande famiglia non solamente colleghi». 

 

Se potesse tornare indietro si arruolerebbe nuovamente?

«Certo, rifarei tutto ciò che ho fatto senza pensarci nemmeno un secondo».

 

Ora come riempirà le ore delle sue giornate?

«Ho alcuni hobby tra i quali quello di sistemare vecchi mobili, dare una mano a mia figlia Sara che gestisce il bar Garden di Andorno. Ma la cosa che più mi preme è portare a termine la ristrutturazione della nuova casa».

 

A chi dedica questo suo pensionamento?

«A mia moglie Immacolata, ai miei figli Sara e Marco, a tutti i colleghi e naturalmente alla gente che ho conosciuto in tutti questi anni con la quale ho sempre avuto un rapporto oserei dire splendido».

 

Mauro Pollotti

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