Il presidente Alberto Galazzo fa il punto della situazione

Tutti a scuola: ben 3mila biellesi sui banchi dell'Università popolare

Il presidente Alberto Galazzo: «L’Upb è frequentata da gente di ogni tipo, dai cassintegrati ai dirigenti d’azienda, e ci sono anche una decina di personalità di spicco del mondo politico e sociale locale»

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Articolo pubblicato il 07-04-2015 alle ore 00:00:00.
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Alberto Galazzo

La più grande è quella di Roma, che conta 30000 iscritti. La più antica si trova a Torino, ed è stata fondata nel 1900. Quella che per prima ha rilasciato attestati autorizzati dal Miur è quella di Milano. Le Università popolari diffuse per la penisola sono tantissime, una anche a Biella. La nostra Upb (Università popolare biellese per l’educazione continua) non è quella dei grandi record: è giovane ma non troppo, gli iscritti non arrivano alle cifre della capitale, ma in proporzione al numero di abitanti rimangono un nutrito gruppetto.

Di sicuro tra i suoi banchi si sono sedute intere generazioni di biellesi, componenti di un’istituzione fondamentale che si fa prezioso ritratto della società e dei suoi interessi.

Oggi l’Upb conta 3141 iscritti, ben di più dei 2567 che nel 2004 venivano ospitati nella nuova istituzione: l’Upb è nata infatti dalla fusione dalle due precedentemente attive sul territorio (l’Università di Biella e quella Subalpina). In questi ultimi dieci anni la popolazione studentesca è cambiata: quasi costante è stata la crescita degli under 18 e degli over 60, le due fasce d’età limite che oggi contano quasi la metà degli iscritti. «L’età media si assesta intorno ai 42 anni, pochi per quell’università che spesso viene considerata la scuola della terza età» racconta, dati alla mano, il presidente Alberto Galazzo. «L’Upb è frequentata dalle persone le più varie: tra i nostri banchi siedono dai cassintegrati ai dirigenti d’azienda, e ci sono anche una decina di personalità di spicco del mondo politico e sociale biellese». Gli iscritti sono di più rispetto al lontano 2004, ma di meno (-129) rispetto allo scorso anno. Il dottor Galazzo afferma che si tratta di «un calo fisiologico dovuto alla crisi: la gente ha meno soldi in tasca e li spende con più parsimonia, nel nostro caso in settori che negli anni scorsi non erano così tanto frequentati».

Già, abbiamo detto che sono più di 3000 i biellesi che frequentano le aule popolari, ma quali sono i corsi che seguono con maggior interesse? I numeri registrano un deciso aumento nell’ambito “salute e benessere”, che comprende corsi come Yoga, Aerobica, Pilates, Ginnastica, Biodanza e molti altri. «La gente ha voglia di rilassarsi» è il commento di Galazzo di fronte all’aumento delle iscrizioni. La crescita delle discipline di questo settore è stata costante negli anni, si è passati dai 18 di dieci anni fa ai 99 frequentanti di oggi.

Più che triplicati anche gli iscritti ai corsi di lingua: nel 2004 erano in 48, oggi sono 125, ripartiti  tra i differenti livelli di competenza a disposizione (otto in tutto). «Ormai sapere l’inglese è una necessità anche per i non diplomati. Le lingue più studiate sono l’inglese e il tedesco, a seguire spagnolo e francese. C’è un certo interesse anche per il Giapponese, il Cinese e il Russo, corsi seguiti attivamente da una trentina di iscritti. Al termine dei corsi viene rilasciato un attestato di frequenza che può essere riconosciuto a livello europeo».

Cresciuti rispetto agli esordi anche gli iscritti a “scienze dell’uomo, della mente e della comunicazione” (passati da 36 a 64), corsi che spaziano dall’astrologia alla scrittura creativa, dalla filosofia alla storiografia latina, dal linguaggio del corpo alla gestione del lutto.

L’offerta dell’Università popolare comprende anche corsi di informatica, di scienza del diritto e della natura, di arte, musica e spettacolo e di teoria e pratica di mestieri come l’apicoltura, l’architettura di interni, l’enologia e la botanica. Tre corsi speciali sono dedicati a Biella, al suo territorio e alla sua storia: in collaborazione con il Touring sono stati attivati “Angoli del Biellese” e “Escursioni geologiche nel biellese”, mentre grazie alla sinergia con l’archivio di stato, il museo del territorio e la biblioteca civica è nato “Le fonti raccontano: l’ottocento a Biella e nel biellese”.

Per tutti i giovani sotto i vent’anni la frequenza ai corsi delle aree di comunicazione linguistica, informatica, scienze dell’uomo, scienze della mente e delle comunicazioni è gratuita. Esiste una vasta gamma di corsi etichettati come “Iunior”, ma i ragazzi possono anche scegliere di frequentare insieme agli adulti. Per i grandi l’iscrizione annuale costa 25 euro più il contributo per i singoli corsi.

Non sono solo gli allievi e i corsi a disposizione ad essere variopinti: anche la rosa degli insegnanti merita un accenno. I prof. sono 110 in tutto: la più giovane dà lezioni di psicologia e ha 22 anni, il più anziano è docente di materie umanistiche e ne ha 76 anni. «Anche tra gli insegnanti, così come nelle classi, convivono età, vite e gradi di esperienza diversi. I professori vengono selezionati in base al curriculum ma anche attraverso un colloquio personale. Insegnare all’università popolare può diventare per i giovani uno strumento per mettere in pratica e fare quello per cui si è studiato».

L’Università popolare di Biella nasceva 103 anni fa dal quartogenito di Quintino Sella, Corradino. Nel 1921 lasciava spazio all’ “Università popolare ambulante del circondario di Biella”, nata per iniziativa di Alfredo Saraz. «Il suo scopo – affermava quest’ultimo – è diffondere nel popolo un grado più elevato di cultura che lo abiliti alla comprensione dei problemi che agitano l’anima moderna». La citazione è ancora attualissima secondo l’odierno presidente, che aggiunge: «Continuiamo a predicare che bisogna tenersi aggiornati per tutta la vita e poi non ci curiamo delle strutture che lo fanno. Noi siamo quella che per eccellenza eroga cultura per tutte le età. Gli studenti sono di generazioni e preparazioni completamente diverse: si vengono a formare classi estremamente varie, nelle quali chi viene inserito può vivere un’esperienza umana oltre che culturale molto importante».

Gaia Quaglio

Tags: alberto galazzo, università popolare, biella

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