LA VERSIONE INTEGRALE della Paga del sabato di Giuliano Ramella

Trasformiamo il vecchio ospedale nella cittadella degli anziani

Tutto è partito da una lettera di Enrico Radice che questo giornale ha pubblicato nell'edizione di mercoledì. "Il monoblocco del vecchio ospedale - scrive Radice - è bello, attrezzato e strutturato per diventare senza investimenti imponenti la cittadella

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Articolo pubblicato il 22-11-2014 alle ore 00:00:00.
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Giuliano Ramella

Tutto è partito da una lettera di Enrico Radice che questo giornale ha pubblicato nell'edizione di mercoledì.  "Il monoblocco del vecchio ospedale - scrive Radice - è bello, attrezzato e strutturato per diventare senza investimenti imponenti la cittadella degli anziani biellesi".  Raccolgo e faccio mia la proposta, lanciando la palla nel campo dei pubblici amministratori per testarne la reattività.  Pubblico in rete lettera e risposta e registro decine di interventi tra cui, a sorpresa, quello di Benito Maria Possemato, capo di un gruppo consigliare di maggioranza a Palazzo Oropa (gruppo di cui fa parte il presidente del Consiglio, Fabrizio Merlo), che si dichiara pronto ad investire della questione la Giunta Cavicchioli, facendo tuttavia presente che il complesso non  appartiene alla Città ma alla Regione a cui spetterà l'ultima parola. 

A Possemato si associa Cinzia Iacobelli, altro consigliere di maggioranza, e, di fatto, anche l'influente assessore alle Finanze Giorgio Gaido.  Bene, si apre uno spiraglio in cui si infilano numerosi commentatori, per nove decimi favorevoli ad approfondire l'ipotesi di destinare il monoblocco agli anziani.  Un po' sinistra suona l'evocazione della Regione in cui a rappresentare il Biellese nella maggioranza c'è Vittorio Barazzotto, lo stesso che, in qualità di sindaco è stato, con Gianluca Susta, il principale artefice dell'insediamento degli Orsi; lo stesso che, da sindaco, dichiarò l'intenzione di abbattere l'ospedale per sfregio allo skyline cittadino, posizione reiterata recentemente da consigliere regionale di maggioranza.  Ancorchè tardiva, si spera in una resipiscenza.

L'intervento più sorprendente, a suo modo autorevole, da "addetto ai lavori", è però quello di un infermiere che, per corroborare la tesi  dell'abbattimento del monoblocco, evoca le cacce e lo sterminio, insieme ad altri colleghi ciaparat, "di topi da 40, 30, 20 e anche 15 centimetri" che, a suo dire, continuano a scorrazzare trulleri nei 7 piani più cantine dell'ormai ex ospedale.  Forse la denuncia dell'infermiere ha il solo scopo di mandare in vacca la discussione, forse non si rende conto della gravità di quanto dichiara, forse teme che il trasferimento a Ponderano metta fine al corroborante sport a cui insieme a colleghi (e in ore di lavoro? O la caccia al topastro fa parte del lavoro, del mansionario?) per tanto tempo si è dedicato. 

Se le cose così stanno, e fatto salvo l'intervento dell'autorità sanitaria ed eventualmente di quella giudiziaria, credo che la squadra dei ciaparat debba essere mantenuta in forza al monoblocco convertito in cittadella degli anziani: un pomeriggio a settimana gli ospiti più vispi potrebbero essere lanciati e assistiti nel puro sollazzo del safari topesco all'arma bianca (carabine ed esplosivi consentiti ai soli ospiti in carrozzella), con premio finale, dentiera nuova o apparecchio acustico, a chi abbatte il ratto vitellozzo.

Giuliano Ramella


Tags: la paga del sabato, Giuliano Ramella, rubrica Ramella

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