Ecco come fare

Terremoto: donatori di sangue in coda anche a Biella, ma non è emergenza

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Articolo pubblicato il 25-08-2016 alle ore 15:41:31.
Terremoto: donatori in coda anche a Biella, ma non è emergenza 2
Terremoto: donatori in coda anche a Biella, ma non è emergenza 2



I social e i media rimbalzano gli appelli a donare sangue. Anche a Biella decine di aspiranti donatori in coda alla sede Avis e donatori attivi al centro trasfusionale dell'ospedale "Degli Infermi"; ma quale è il corretto comportamento a tenere in emergenze come quella che si è verificata in centro Italia? La corsa a donare subito è davvero utile?

Vincenzo Saturni, presidente nazionale di Avis, afferma che grazie al recente piano nazionale sangue per le maxi emergenze la situazione è totalmente sotto controllo e i piani di compensazione hanno funzionato tanto che il Centro Nazionale Sangue e la regione Lazio hanno chiuso la fase di emergenza più acuta. In particolare il piano maxi emergenze attiva una rete che partendo dal Cns allerta le strutture regionali di coordinamento e di qui le associazioni e i centri trasfusionali che contattano i donatori con chiamate programmate. In questo modo si garantisce l’afflusso di sangue in modo continuativo». Ecco perchè le donazioni occasionali spinte dall'emozione e dal coinvolgimento creato dalla tragedia non sono la giusta risposta alla gestione dell'emergenza.

Continua Saturni: «Quando accadono eventi come queste la spinta emotiva a donare subito è fortissima, ma non bisogna dimenticare che la necessità di sangue ed emoderivati continua anche nei giorni e nei mesi successivi e che ogni giorno in Italia vengono fatte 8.600 trasfusioni. Per cui l’invito che mi sento di fare – continua Saturni - è innanzitutto di non andare sul luogo a donare, in loco nessuno è in grado di raccogliere sangue, l’unico risultato è quello di intasare le vie di comunicazione». La realtà non è come nei film d’antan, la donazione che per esempio viene fatta oggi non sarà disponibile che tra 24/30 ore.

Per Vincenzo Saturni chi desidera donare è meglio si rivolga «alle sedi Avis e alle altre associazioni che sono vicino a casa». Inoltre, ricorda che «tramite la bacheca virtuale del Centro nazionale sangue viene valutato se ci sono necessità aggiuntive, nell’immediato si mettono a disposizione le unità già disponibili, le scorte dovranno poi essere ricostruite».
Alcune settimane fa, per esempio, dopo la tragedia del deragliamento in Puglia la risposta della popolazione è stata impressionante «C’era la coda per donare, ma a un certo punto si è dovuto dire basta»., spiega il presidente nazionale Avis. «Se io, per esempio, dono oggi, per tre mesi non possono più farlo, per questo è meglio donare in modo programmato in accordo con le associazioni e i centri trasfusionali che conoscono le necessità». Un particolare da non trascurare è che i globuli rossi, per esempio "durano" 42 giorni.

Vincenzo Saturni conclude con una speranza che «la scintilla di solidarietà che si è accesa in molti oggi facendo loro pensare che la possibilità di donare il sangue sia anche per loro resti così che divengano donatori». Le sedi Avis della provincia (Biella, Cavaglià, Coggiola e Trivero) sono a disposizione degli aspiranti volontari che possono informarsi preventivamente anche sul sito www.avisbiella.it.



Il percorso per diventare donatori attivi dura in media da 30 a 45 giorni e prevede la domanda di iscrizione all'associazione di volontariato che provvede a prenotare gratuitamente il percorso medico di accertamento dell'idoneità alla donazione affidato ai medici del Centro Trasfusionale dell'Ospedale. Questo percorso prevede esami del sangue completi, elettrocardiogramma, visita medica approfondita ed eventuale radiografia al torace.

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