Franco Ferraris è il nuovo presidente della Fondazione Cassa di Risparmio

Squillario il giorno dopo il golpe: «Amareggiato e preoccupato»

«Amareggiato e preoccupato, non pensavo che finisse in questo modo. Ho sempre tenuto la politica al di fuori della Fondazione, tutte le decisioni sono sempre state prese all’unanimità. Auguro al nuovo presidente di ricomporre il clima sereno che da sempre

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Articolo pubblicato il 07-05-2015 alle ore 00:00:00.
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Luigi Squillario

«Amareggiato e preoccupato, non pensavo che finisse in questo modo. Ho sempre tenuto la politica al di fuori della Fondazione, tutte le decisioni sono sempre state prese all’unanimità. Auguro al nuovo presidente di ricomporre il clima sereno che da sempre ha contraddistinto il governo dell’istituzione».

Luigi Squillario, ormai ex presidente della Fondazione dopo l’elezione al fotofinish di Franco Ferraris, si dice “amareggiato, preoccupato” ma anche - è una nostra considerazione -  triste, sconsolato e frastornato. Al momento decisivo il candidato designato a succedergli, il notaio Paolo Tavolaccini, nel segreto dell’urna è stato “impallinato” raccogliendo sei voto contro gli otto dell’avversario. Triste e sconsolato dunque per la bocciatura ma anche frastornato perchè - numeri alla mano - tra coloro che hanno votato dall’altra parte ci sono stati persone da lui stesso volute in seno alla Fondazione.

Eppure i segnali della clamorosa svolta c’erano tutti. Nell’ambiente ovattato della Fondazione da tempo giravano voci - più che voci - di un insistente lavorio portato avanti in queste ultime settimane dal vicario generale monsignor Gianni Sacchi. Così come era noto l’attivismo degli ex presidenti dell’Unione industriali Massimo Marchi, Ermanno Rondi e del direttore della stessa Uib, Pier Francesco Corcione. Se sul fronte di via Torino non si poteva far nulla, ci si è cullati dalla rassicurazioni provenienti dal vescovo mons. Gabriele Mana sul fatto che la chiesa si occupa delle anime e non delle cose materiali. Tesi che - come insegna la storia dell’umanità - è stata spesso e volentieri smentita, e anche clamorosamente. Il segnale che la partita fosse persa lo si era avuto nei mesi scorsi con la nomina dello stesso Tavolaccini in seno all’organo di indirizzo: se il gruppo “Chiesa - Uib” non fosse stato certo del risultato finale avrebbe fatto fuoco e fiamme per impedirla. Invece, convinti del risultato acquisito, hanno lasciato fare.

Così giovedì scorso al momento della votazione l’ala “squillariana” era convinta di portare a casa almeno otto voti o, nella peggiore dell’ipotesi un clamoroso pareggio, sette a sette. Su chi all’ultimo abbia fatto il “salto della quaglia” le ipotesi si sprecano. Inutilmente. In un Paese dove a distanza di due anni non si è ancora individuato uno solo - non due, uno solo - dei 101 franchi tiratori che affossarono la candidatura di Romano Prodi alla Presidenza della Repubblica, i due di  via Vescovado possono dormire sonni tranquilli.
E adesso cosa potrà accadere? Riuscirà la Fondazione a recuperare il clima di unitarietà dopo uno scontro così clamoroso? Terminerà la politica di “sparmigianamento” dei contributi sul territorio, decisiva per la sopravvivenza del piccolo associazionismo locale?

Il primo banco di prova sarà il rinnovo del consiglio di amministrazione di Città Studi - controllata al 67 per cento dalla Fondazione - previsto per il 18 aprile (per la verità il cda era stato convocato nelle settimane scorse ma proprio a causa delle elezioni in Fondazione era stato rinviato. L’ordine del giorno prevede tra i vari punti l‘elezione del presidente. Se fosse stato eletto Tavolaccini proprio nel segno della continuità Ettore Pellerey sarebbe stato confermato con l’obiettivo di mantenere, e sviluppare il campus universitario. Un’ipotesi che si scontra con le aspirazioni dell’Unione industriale che invece preferibbe trasformarla in un centro tessile d’eccellenza, facendo così seguito ai diversi megaprogetti attivati nel corso degli anni, di cui sul terriorio non è rimasto quasi nulla. Se Ferraris riuscirà a conciliare in qualche modo le due posizioni è probabile che una volta sciolte le tossine e i veleni elettorali la Fondazione tornerà a essere un luogo di pace e concordia in caso contrario voleranno gli stracci.

Altri appuntamento ravvicinati sono  la prossima nomina del sostituto di Squillario in seno all’organo di indirizzo e l’eventuale - ma non obbligatoria - sostituzione di Eugenio Zamperone nel cda.

Rimanendo nel settore bancario e affini da segnalare che Gabriele Mello Rella, ex assessore alle Finanze della giunta di Dino Gentile, è stato confermato presidente del collegio dei revisori dei conti di Biverbanca.

Walter Leotta

Tags: luigi squillario, fondazione cassa di risparmio, biella, franco ferraris

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