Dopo 37 anni di lavoro

Roberto Bergia, direttore della Struttura Nefrologia e Dialisi è andato in pensione

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Articolo pubblicato il 26-09-2015 alle ore 15:05:58.
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Il dottore Roberto Bergia

Dopo quasi 37 anni di servizio, dal 21 settembre scorso Roberto Bergia, direttore della Struttura Nefrologia e Dialisi dell’ASL di Biella, è in pensione.

Quelli trascorsi in Azienda sono stati anni di grandi cambiamenti, che il medico biellese descrive così: «Quando ho fatto il mio ingresso in ASL ricordo che i pazienti in dialisi erano una quindicina; oggi sono 150; all’epoca c’era un solo paziente trapiantato, oggi ce n’è più di un centinaio. Siamo passati dall’avere due letti disponibili per il ricovero dei pazienti nefropatici ad una vera e propria degenza, con dodici posti letto e un letto di day hospital, cui si è aggiunta un’attività ambulatoriale di circa trenta ore alla settimana rivolta a pazienti con ipertensione e nefropatie. C’è stata una crescita notevole dell’attività nei diversi settori (emodialisi, dialisi peritoneale, trapianto, nefrologia) e tutto ciò è stato possibile sia per le scelte delle diverse direzioni generali, sia per l’impegno profuso da medici, infermieri e operatori con cui ho lavorato».

Sono cambiate le attività ed è cambiata anche la tipologia di pazienti; per quanto riguarda la dialisi, Bergia ricorda che oltre trent’anni fa era frequente sottoporre a questo tipo di terapia persone anche molto giovani, considerando che all’epoca le malattie del rene che portavano alla dialisi erano rappresentate soprattutto da infiammazioni dei glomeruli (glomerulonefriti), frequenti in giovane età. Oggi, invece, i pazienti dializzati sono spesso ultrasettantenni: «Ogni anno a Biella all’incirca 30 nuovi pazienti vengono messi in dialisi per patologia renale cronica e altri 30 per una insufficienza renale acuta. Ciò premesso, negli ultimi anni il numero di pazienti in dialisi cronica è stabile, intorno ai 150. Questo si verifica grazie al ruolo fondamentale che svolge l’azione preventiva attraverso l’attività ambulatoriale, che consente in alcuni casi di intervenire con terapie alternative».

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