Il sindaco: «Sono perfettamente integrati, ora lo Stato vuole trasformarli in clandestini»

Rischiano l'espulsione, Pettinengo si mobilita in difesa dei profughi

Mentre un po' in tutta Italia si discuteva sui profughi, a Pettinengo, in silenzio, si lavorava per accoglierli davvero. Ora, dopo quasi un anno e mezzo, sedici di questi ragazzi rischiano l'espulsione e il paese - per la prima volta - ha "alzato la voce"

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Articolo pubblicato il 20-05-2015 alle ore 00:00:00.
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Un giovane maliano al lavoro per preparare piatti africani durante una festa a Pettinengo

Mentre un po' in tutta Italia si discuteva sui profughi, a Pettinengo, in silenzio, si lavorava per accoglierli davvero. Ora, dopo quasi un anno e mezzo, sedici di questi ragazzi rischiano l'espulsione e il paese - per la prima volta - ha "alzato la voce". Non per esultare, ma per dire no, per impedire che vengano rimandati "a casa loro", dove li attende l'incubo della guerra.

Quando la commissione ha negato a buona parte del gruppo il permesso di soggiorno per asilo politico, l'amministrazione comunale si è infatti attivata per capire cosa si potesse fare. La questione è addirittura arrivata sul tavolo del ministro Alfano attraverso un'interrogazione parlamentare presentata dalla senatrice Favero. E venerdì alle 14, nella Casa dei popoli di via Novara, farà tappa a Biella il vicepresidente del Senato, Valeria Fedeli, per partecipare a un incontro appositamente organizzato.

Con una concretezza tutta biellese, il sindaco Ermanno Masserano non vuole farne una questione ideologica, non vuole trasformarsi nell'eroe di qualcuno o nello zimbello di altri. Per lui si tratta semplicemente di buon senso: «Abbiamo ospitato questi ragazzi (i primi arrivati sul territorio e aiutati da Pacefuturo Onlus, ndr) per un anno e tre mesi. Di punto in bianco diventano clandestini? A noi la cosa non torna. Anche perché provengono dallo stesso Paese, il Mali, eppure a qualcuno è stato concesso il permesso di soggiorno politico, ad altri no. Perché? E perché le commissioni ci mettono tutto questo tempo per esprimersi? Forse perché sono troppo poche? Vorremmo solo capire queste semplici cose».

Proprio il lungo periodo trascorso nel Biellese è uno degli aspetti fondamentali della vicenda: «Dopo quasi un anno e mezzo - spiega ancora Masserano -, i ragazzi si sono perfettamente integrati, hanno imparato l'italiano e si sono messi a disposizione, dando una mano con la produzione di miele, pulendo le strade, sistemando i sentieri. Io non dico che debbano rimanere a Pettinengo però, dopo tutto ciò che è stato fatto, lo Stato non può venire a dirci che è stata solo fatica sprecata, che queste persone all'improvviso diventeranno clandestine. Non ci sembra una cosa sensata».

In questi mesi anche i residenti hanno superato la diffidenza iniziale e imparato a conoscere i giovani maliani, anche se subito non è stata una passeggiata: «Non è facile - chiarisce il sindaco -, all'inizio venivano guardati con sospetto, poi abbiamo assistito a una graduale integrazione. Nei piccoli comuni l'accoglienza è più semplice, anche perché questi ragazzi hanno tutto da guadagnare a comportarsi al meglio. E' gente che scappa dalla guerra, non cerca problemi, ma una vita normale. Per questo è facile che si adegui e si integri bene».

Tanto bene da convincere parecchi abitanti di Pettinengo, non solo il sindaco, a schierarsi contro l'espulsione: «Ovviamente non tutti la pensano allo stesso modo, ma tanti ritengono che non sia giusto. Si sono abituati a sorridere osservandoli arrancare in bicicletta sulle nostre salite, adesso non sono certo felici nel vederli piangere perché qualcuno vuole mandarli a rischiare nuovamente la vita». Già, perché mentre per lo Stato i profughi dopo un anno e tre mesi si sono trasformati in clandestini, per chi li ha conosciuti, in questi quindici mesi, da "clandestini" sono diventati persone.

Matteo Floris

Tags: profughi a rischio espulsione, Pettinengo, pacefuturo, ermanno masserano

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