di Giuliano Ramella

Quei carrelli della spesa sempre più vuoti

La provincia di Biella ha il 130 per cento di supermercati in più rispetto al numero e alla reale capacità di spesa delle famiglie biellesi. Sono 7 (senza contare i numerosi hard discount e le catene dei piccolo-medi tipo Conad), ma c'è spazio solo per 3.

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Articolo pubblicato il 10-05-2014 alle ore 15:00:00.
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Giuliano Ramella

La provincia di Biella ha il 130 per cento di supermercati in più rispetto al numero e alla reale capacità di spesa delle famiglie biellesi.

Sono 7 (senza contare i numerosi hard discount e le catene dei piccolo-medi tipo Conad), ma c'è spazio solo per 3.

In tempi relativamente rapidi 4 supermercati biellesi dovranno sparire.  Lo rivela uno studio recentissimo, passato praticamente sotto silenzio, di Federico Boario, uno statistico torinese che lavora per IRES (Istituto di Ricerche Economiche e Sociali) del Piemonte in cui si occupa di marketing aziendale.

Boario ha mappato la grande distribuzione in Piemonte e, applicando un algoritmo elaborato alcuni anni fa dai francesi dell'IFLS che ha portato in Francia alla rapida chiusura dei supermercati di troppo e in perdita, è giunto a conclusioni impressionanti e da allarme rosso.

In Piemonte, disseminati in lungo e in largo, ce ne sono 106: 43 di troppo se è vero, secondo i calcoli dell'esperto dell'IRES, che per reggere in Piemonte un megamercato ha bisogno di un bacino di almeno  34mila famiglie.

Calato a livello di province, il calcolo rivela che la sola provincia di Asti, con 3 supermercati, rispetta i parametri.  Per tutte le altre lo sballo è totale, e fra le messe peggio è proprio la provincia di Biella per le cui 84.010 famiglie (su 181.416 abitanti secondo l'ultimo censimento, ma i dati sono peggiorati) due supermercati e mezzo, facciamo tre, bastano e avanzano.  E invece sono sette che, dopo aver azzerato il sistema distributivo territoriale ammazzando centinaia di piccole aziende familiari, ora devono ammazzarsi fra loro.

Peggio di noi sono messe solo le province di Cuneo che ne ha 16 e potrebbe permettersene 6, e Novara con 13 invece di 5.

Sinistri scricchiolii si levano dunque dagli affollatissimi supermercati biellesi: i clienti non comprano e/o comprano molto meno.  Il tasso minimo di apertura delle casse, affinchè una struttura possa reggere, è del 60 per cento.  L'altro parametro sono i carrelli.  Provate ad osservare: se le casse in funzione sono meno del 60 per cento e i carrelli abbondanti nei loro parcheggi, il supermercato in quel momento è al di sotto della soglia minima e sta perdendo.

Chi saranno nel Biellese i primi a cadere?  Chi subirà per primo gli effetti di una politica scellerata delle amministrazioni locali che, per far cassa con gli oneri di urbanizzazione e ignorando ogni principio di pianificazione territoriale, hanno prima portato all'estinzione il piccolo e prezioso commercio di vicinato, e nel contempo hanno innescato una bomba economico-sociale che sta per esplodere?

Perchè fra i tanti, troppi che in queste settimane di campagna elettorale si propongono di governare la nostra città e i nostri paesi, e spesso sono gli stessi che hanno generato il problema, nessuno affronta questa questione?  Per poter dire, dopo, "io non lo sapevo"? Ma noi non ci stiamo, e voi?

giulianoramella@tiscali.it

Tags: Giuliano Ramella, la paga del sabato

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