I cantieri della trasformazione di Paolo Naldini

Quando non basta criticare

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Articolo pubblicato il 06-01-2014 alle ore 09:29:29.
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Paolo Naldini

Se una cosa è importante, importantissima, andrà ben insegnata a scuola, vero? Sembra una ovvietà. Per capire che cosa sia veramente una società, che cosa essa ritenga importante, dunque, potrà essere interessante guardare che cosa viene insegnato o che cosa non viene insegnato nelle sue scuole. Non converrà limitarsi solo alle scuole dell'obbligo, ma sarà istruttivo esaminare anche i percorsi della formazione universitaria e specialistica. Io, per esempio, ho studiato a lungo nei primi anni '90, come costruire e analizzare un bilancio economico finanziario di impresa. Immagino che la società in cui vivevo (allora come oggi) ritenesse che questa formazione fosse una componente importante della ampia (è ampia?) gamma di possibilità da offrire alle nuove generazioni. Potremmo domandarci quali altre aree di competenza, al di là della contabilità, fossero allora o siano oggi ritenute altrettanto importanti della contabilità d'impresa.
Sarebbe un esercizio interessante, utile, forse inquietante. Se leggere un bilancio è una competenza che come comunità riteniamo abbastanza importante da creare dei corsi universitari dedicati a questo, mi domando quante risorse dedichiamo affinché le nuove generazioni acquisiscano competenze di democrazia pratica, qualcosa che va al di là delle semplici nozioni di educazione civica, qualcosa che potremmo chiamare esercizio della vita democratica spicciola, o con un neologismo più pretenzioso demopraxia.
Probabilmente è la stessa domanda che si è fatto Jòn Gnarr, sindaco di Reykjavík, attivista della cultura della condivisione e di internet, ex comico e fondatore di un partito politico che si chiama BEST PARTY (non so perché ma questa storia mi sembra di averla vista in qualche modo anche in Italia...). Alcuni di voi ricorderanno come l'Islanda negli ultimi anni abbia vissuto delle vicende piuttosto straordinarie, dal quasi fallimento dello Stato per la crisi finanziaria a un processo di riscrittura della Costituzione con il metodo della partecipazione dei cittadini attraverso internet. In una di queste due vicende Jòn Gnarr ha giocato un ruolo di protagonista.

Qualche mese fa il quotidiano inglese The guardian ha dedicato una pagina a un'intervista al Sindaco islandese in cui lui dice cose come questa: “Non so se credo nella democrazia, ma sinceramente penso che sia meglio di una dittatura e se vogliamo mantenerla è fondamentale che troviamo dei modi perché la gente possa partecipare. Il motivo per cui siamo nei casini è che la gente ha cominciato a disinteressarsi della democrazia e a lasciarla perdere”.

Il progetto di Jòn prevede per esempio modi per cui la gente possa partecipare direttamente alle scelte amministrative sulla città. C'è un sito dove si propongono e dibattono le idee: alla fine del mese le 5 proposte più votate sul sito vengono portate alla Giunta Comunale che a sua volta decide. Parafrasando le sue schiette parole potremmo dire che non sappiamo se crediamo nel suo progetto Una Reykjavík Migliore o nel suo Miglior Partito, ma ci sembrano meglio dei forconi. Tutto qua? Sì, ma è meglio che una sterile critica. Perché io non so se la gente abbia ragione a dire che la politica è inutile o proprio lontana dalla realtà, ma so che per alcuni politici se la gente pensa così è solo meglio: così nessuno va a vedere che cosa stanno facendo.

Nel 2003 abbiamo fatto una mostra, qui a Cittadellarte che poi abbiamo portato a Zurigo; presentavamo una ventina di progetti di artisti e attivisti che avanzavano delle proposte concrete nei loro territori. Il titolo era critique is not enough, che tradotto vuol dire non basta criticare.

Artisti, attivisti, politici, cittadini: pensa se trovassero il modo di sedersi e lavorare insieme. Magari potrebbero fare come a Capannori, in provincia di Lucca, una città di 45 mila abitanti famosa per aver portato la raccolta differenziata all'85%, per essersi impegnata a raggiungere l'obbiettivo di Zero Rifiuti e per aver avviato concreti esperimenti di Bilancio Partecipativo. Pensa se Biella si mettesse a lavorare su queste cose, arte e demopraxia.

Paolo Naldini


 

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