Vita da postina

Porto alle persone frammenti di vita

Già da un mese vesto i panni della postina e faccio finta di dimenticare i libri dell’università. A tempo pieno porto alle persone frammenti di vita che nella fretta diventano solo dispettosi pezzi di carta.

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Articolo pubblicato il 07-08-2015 alle ore 18:55:59.
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Gaia Quaglio

Già da un mese vesto i panni della postina e faccio finta di dimenticare i libri dell’università. A tempo pieno porto alle persone frammenti di vita che nella fretta diventano solo dispettosi pezzi di carta. Cartoline aspettate, bolli auto non pagati, paurose sentenze dal tribunale, maledette multe, bollette... tante, troppe bollette. Immancabilmente accompagnate dalla battuta per cui tutti pensano di passare alla storia e contro la quale impari a sfoderare una sonante risata professionale, anche se ti casca a terra tutto quello che hai da far cascare: «Se è da pagare riportalo pure indietro», pronunciata anche nell’esilarante variante «Lo prendo solo se sono soldi».

La settimana scorsa ho salutato la “zona 4” Masserano/Brusnengo. Non faccio altro che infilare pezzi di carta in cassette di metallo rischiando l’esaurimento per la fretta, eppure è stato un dispiacere. La mia prima maestra postina mi ripeteva di prendere punti di riferimento lungo la strada: il cancello rotto, la buca azzurra...

Alla fine più che di oggetti si finisce col disseminare il percorso di incontri. E la lettera/pezzo di carta diventa un sorriso. Al condominio del 202 di Via Roma la signora del secondo piano mi ha aperto la porta in anticipo ogni volta che arrivavo. Abitanti dei condomini, abbiate pietà dei postini: a fine giro con venticinque campanelli e nessuno che ti apre ti viene voglia di sfondare la porta a testate. In cambio salivo di corsa le scale e le davo la posta in mano. Al 25 di Rongio Superiore c’era una vecchina che mi offriva tutti i giorni un bicchiere d’acqua che trangugiavo come un cammello: era “acqua buona della fonte” corretta all’estathé della bottiglia in cui la versava. Mi mancherà un sacco. In piazza Ubertalli mi aspettava sempre il sosia brusnenghese di Robert De Niro che mi seguiva per tutto il tempo mentre facevo il giro della piazza.

Per cinque ore al giorno il postino vive un piccolo ritaglio di mondo in cui la gentilezza delle persone diventa indispensabile punto di riferimento. Ma alla fine è un po’ quello che facciamo tutti anche fuori dal lavoro, non credete?

Gaia Quaglio

( 3 - Continua, la prossima puntata di "Vita da postina" su La Nuova Provincia di Biella in edicola mercoledì)


Tags: vita da postina, gaia quaglio, rubrica gaia quaglio

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