Alasinistra, la rubrica di Roberto Pietrobon

Piazza, bella piazza

Tante e tanti. Davvero. L’emozione che ho provato, entrando in Piazza della Repubblica, è stata enorme. Roma, bella e splendente di un sole caldo, ha accolto e riscaldato un milione di uomini e donne scesi in piazza sabato scorso per la manifestazione del

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Articolo pubblicato il 29-10-2014 alle ore 00:00:00.
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Roberto Pietrobon

Tante e tanti. Davvero. L’emozione che ho provato, entrando in Piazza della Repubblica, è stata enorme. Roma, bella e splendente di un sole caldo, ha accolto e riscaldato un milione di uomini e donne scesi in piazza sabato scorso per la manifestazione della CGIL. Ho riabbracciato amici e compagni di una vita, da quello che oggi, da sinistra, prova in Parlamento a fermare le manovre di Renzi a quello che fa il giornalista free lance, a salario da fame, in un  quotidiano nazionale.

Ma la prima bella sensazione l’ho avuta venerdì notte, salendo su uno dei sei autobus che da Biella avrebbero portato 300 biellesi nella Capitale. Nella mia vita ho fatto molti cortei e molte “partenze” simili a questa, ma la sensazione che ho avuto era che, per una volta, le facce e i volti non erano, in gran parte, conosciuti. C’erano tanti e tante lavoratori e lavoratrici - non il solito “popolo della sinistra” - persone che vivono quotidianamente, sulla propria pelle, la crisi e che sanno che con meno diritti e tutele (così come viene prospettato dal Jobs Act di Renzi) staranno ancora peggio. È questo il concetto che, per esempio, mi diceva Andrea, 28 anni, una laurea in legge e oggi partita Iva nella ditta famigliare del padre a fare tutt’altro: “Scendo a Roma – partecipando, per la prima volta nella mia vita, a una manifestazione - perché sento la necessità di difendere un diritto, l’articolo 18, che magari non utilizzerò mai ma che so che riguarda il mio futuro e quello della mia generazione”. Oppure Roberta, 35 anni, neo insegnante di scuola materna che avrà lo stipendio bloccato, come tutti gli statali, fino (almeno) al 2018 che mi dice: “Io ci sono perché, nonostante tutto, credo ancora nella possibilità di dire che non sono d’accordo, che non ci sto quando maltrattano i diritti”. Stefano, 38 anni, finalmente un lavoro l’ha trovato, anche se a tempo. Sta lavorando nel cantiere del nuovo Ospedale per finire le stanze che accoglieranno, speriamo a breve, i nuovi pazienti. Lo incontro poco prima di salire sui pullman che ci riporteranno a Biella - ci conosciamo da una vita - e l’unica cosa che mi dice, dandomi una forte pacca sulla spalla, è: “Bella Robi!”.

Con loro a Roma c’erano altre centinaia di migliaia di persone, probabilmente mosse da motivazioni comuni, che per troppi anni sono rimaste sole, abbandonate - troppo spesso anche dallo stesso sindacato - ma che sabato scorso hanno ritrovato la bellezza e l’importanza dell’agire insieme, per un obiettivo così importante che può andare anche oltre la propria personale condizione. Per quei diritti che ci ricordano che esiste ancora la divisione tra lavoratori e imprese, tra capitale e lavoro, tra chi ha tutto e chi non ha (quasi) nulla. Che non si può stare da tutte e due le parti. Infatti chi era a Roma ha scelto di stare da una parte. Come chi, in contemporanea, stava a Firenze con Matteo Renzi. Gli uni sono parte della soluzione, gli altri parte del problema.

Roberto Pietrobon
www.alasinistra.org

Tags: Alasinistra, Roberto Pietrobon, rubrica pietrobon

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