I consigli della psicologa - di Daniela Manara

Perchè si fa volontariato

Questa settimana la cronaca locale ha dato risalto alle ricerche di persone “scomparse” a cui hanno partecipato numerosi volontari.

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Articolo pubblicato il 24-06-2015 alle ore 00:00:00.
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Daniela Manara

Questa settimana la cronaca locale ha dato risalto alle ricerche di persone “scomparse” a cui hanno partecipato numerosi volontari. Da qui l’idea di dare una spiegazione al perché una persona fa volontariato.

Il volontariato è connotato, per sua definizione e per suo statuto, da una motivazione prosociale, dal valore della solidarietà, dall’altruismo, dalla reciprocità e dalla gratuità. Secondo i dati statistici, le regioni con il più alto numero di organizzazioni iscritte agli albi provinciali e regionali sono: Trentino Alto Adige, Valle d’Aosta, Sardegna e Toscana.

Il volontario “tipo” ha un’età compresa tra i 30 e i 54 anni e non esistono sostanziali differenze di genere. Le motivazioni che spingono a svolgere un’attività a favore degli altri possono essere legate a ragioni personali (una propria sofferenza o la sofferenza di una persona vicina), ideologiche, religiose o politiche. Non necessariamente queste motivazioni hanno un puro “movens” prosociale; infatti svolgere tale attività può aumentare la stima in se stessi perché fa sentire utili e indispensabili per qualcun altro oppure occupare il proprio tempo libero o ancora conoscere altre persone, nascondendo così una vena egoistica spesso inconscia.

Esistono poi altri tipi di motivazioni come cercare di entrare a far parte di uno specifico gruppo, ricevere approvazioni, incrementare le prospettive di lavoro, attenuare il senso di colpa o acquisire nuove competenze.

Soddisfazione, impegno nell’organizzazione e un’identità di ruolo sono alcune variabili che incidono sull’intenzione a continuare. Questi sono anche i motivi per cui molte persone anziane si dedicano al volontariato: dopo una vita lavorativa e piena di impegno, trovano il modo di occupare positivamente il tempo aiutando gli altri e facendo nuove amicizie, mantenendo così la sensazione di poter essere sempre utili anche quando i figli hanno “lasciato il nido”.

Questo benessere psicologico che ne deriva permea comunque ogni età del volontario. E allora non ci resta che ringraziare queste persone ricordando che aiutare i deboli rende più forti.

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