L'alpinista aveva partecipato alla spedizione itlaiana al K2

Oggi il funerale di Ugo Angelino

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Articolo pubblicato il 27-12-2016 alle ore 08:18:00.
Oggi il funerale di Ugo Angelino 4
Oggi il funerale di Ugo Angelino 4

Venerdì pomeriggio, in grande silenzio, come nel suo carattere incline alla riservatezza, se ne è andato Ugo Angelino. Alpinista, accademico del Cai, nel 1954 aveva partecipato alla spedizione italiana al K2. 
Il 31 luglio di sessantadue anni fa Angelino era al campo base, sul ghiaccio del Baltoro, nel Karakorum,  ad aspettare che i compagni che avevano avuto il compito di raggiungere la vetta scendessero. La conferma della "conquista" della seconda vetta più alta del mondo da parte di Achille Compagnoni e Lino Lacedelli arrivò solo due giorni dopo quando i due ridiscesero a valle ricongiungendosi ai compagni e raccontando del successo.
Di quei magnifici tredici - questo il numero dei componenti della spedizione guidata  dal geologo Ardito Desio - erano rimasti solo più Angelino ed Erich Abram. 
Ad agosto Ugo Angelino aveva rilasciato quella che è rimasta la sua ultima intervista al giornale La Stampa.
Non nascondendo gli acciacchi dell'età un Angelino ancora lucidissimo aveva ripercorso i mesi che precedettero la spedizione raccontando il suo ruolo fondamentale nell'approvvigionamento del materiale necessario e nell'assoldare i portatori.  
Con la signorilità che da sempre lo contraddistingueva aveva glissato sulla polemica, nata negli anni successivi la spedizione, tra Bonatti e Compagnoni e Lacedelli, non nascondendo le asperità del carattere di Ardito Desio.  
Nato in un'altro secolo Angelino era uno degli ultimi testimoni di un'epoca e di un modo di intendere l'alpinismo che oggi appaiono lontanissimi. Neppure un ventennio dopo e, negli anni '70, per merito di un'altro biellese, Guido Machetto, le spedizioni extraeuropee sarebbero diventate quasi dei blitz, due o tre persone al massimo, attrezzatura ridotta all'osso: la rivoluzione dello stile alpino.
Se per la nuova generazione di alpinisti la vetta non era più da conquistare - l'alpinismo era diventato prima di tutto una sfida contro se stessi, arrampicare per il gusto di arrampicare - nel 1954 la bandierina italiana piantata a quota 8609 metri K2 era vista come un riscatto nazionale per un Paese uscito sconfitto dall'ancora recente guerra. 
Quella spedizione divenne un'epopea e con il linguaggio di allora, una retorica che oggi fa sorridere, venne raccontata. Ma l'entusiasmo con il quale gli alpinisti vennero accolti al loro rientro fu autentico.
Angelino, di professione rappresentate, in società con un fratello, di importanti marchi del tessile, proveniente da una famiglia benestante di Biella, tornò alla sua occupazione. Fu presidente della sezione del Club Alpino di Biella, per il quale l'indomani la guerra fu tra gli ispiratori della  scuola di alpinismo. Sotto la sua presidenza venne deciso e deliberato, nel 1966, il rifacimento del rifugio Vittorio Sella al Lauzon nel Parco del Gran Paradiso.
Ancora negli ultimi anni aveva seguito i suoi epigoni impegnati nell'affrontare la Montagna, il K2. Grande la stima reciproca e l'affetto nato con la guida di Alagna Michele Cucchi salito in vetta nel 2014, sessantesimo dell'impresa.
La forte tempra di Angelino era stata messa a dura prova negli ultimi anni dalla perdita, nel 2013, dell'amata moglie Elena Borsetti, e, nel 2015, del figlio Roberto. Lascia nel dolore i figli Martina e Stefano. Sabato 24 dicembre, alle ore 16.30, nella chiesa della S.ma Trinità, nel cuore della sua città, verrà recitato  il rosario. Martedì 27, alle 15.30, nella stessa chiesa, i funerali.
"Il Cai di Biella è vicino ai familiari e si stringe a loro nel dolore del momento. Il 2016 è stato un anno molto duro. Abbiamo perso tre accademici della statura di Giovanni Boggio, Fulvio Ratto (pioniere dello sci alpinismo e ideatore della scuola), e ora Angelino" commenta Eugenio Zamperone presidente della sezione. A ottobre se ne era andato anche Lodovico Sella, più volte presidente sezionale, discendente di Quintino Sella e tra i fondatori di Mountain Wilderness. Solo di pochi giorni fa invece la tragica scomparsa della giovane Martina Mazzon, 22 anni, stroncata da un male incurabile diagnosticato alla vigilia di un trekking in Nepal al quale avrebbe dovuto partecipare.

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