L'appello dell'Avis

«Non toccate il Centro trasfusionale di Biella»

A Biella, nella sede in via Orfanotrofio, sabato scorso si sono riunite le quattro sezioni AVIS della Provincia per la consueta assemblea annuale.

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Articolo pubblicato il 07-04-2015 alle ore 00:00:00.
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Una donatrice di sangue

A Biella, nella  sede in via Orfanotrofio, sabato scorso si sono riunite le quattro sezioni AVIS della Provincia per la consueta assemblea annuale. Rispetto alle sezioni di Trivero, Cavaglià e Coggiola, Biella è senz'altro la più importante. Il presidente provinciale Luciano Rosso  la definisce “il pilastro portante”  perché da sola copre il 70% dei donatori. Infatti, su 3696 donatori attivi 2900 sono residenti nel capoluogo e l'85% di raccolta del sangue di tutto il Centro Trasfusionale proviene da qui.

All'assemblea si è cercato di fare il punto della situazione, analizzando i dati dell'anno passato.

Soprattutto sono stati i cambiamenti seguiti all'apertura del nuovo ospedale a far riflettere. Dai dati mensili, è emerso che nel gennaio 2014 erano state raccolte 589 sacche a fronte delle 488 richieste dall'ospedale. Dunque, la raccolta era stata superiore alla richiesta e l’esubero non era di certo dispiaciuto, ma anzi impiegato per sostenere altri centri e regioni che ne necessitavano. Nel gennaio 2015 invece, nonostante si sia registrata una crescita con 602 sacche raccolte, non è stato possibile soddisfare pienamente la richiesta che è stata di 721. E questo perché con l'apertura del nuovo ospedale la necessità di sangue è aumentata.

«Biella - spiega Rosso - sta diventando un centro di efficienza sanitaria con l'apertura di 13 nuove sale operatorie e l'avvio di cure specialistiche, di conseguenza occorrono più donatori e va sensibilizzata. Tuttavia, la riforma sanitaria con i suoi tagli, spesso irragionevoli e spregiudicati, cozza completamente con quest'esigenza».

Questo è stato il tema spinoso dell'assemblea perché a causa dei tagli è messa a rischio l'esistenza stessa del Centro Trasfusionale che da complesso andrà a divenire semplice, perdendo il punto di riferimento fondamentale del primario Gennaro Mascaro. Il centro in questione si trova già a lavorare con grande difficoltà a causa della carenza di organico: gli operatori sono solo  5, ma uno è prossimo alla pensione, un altro è provvisorio e il ruolo dirigenziale del primario forse non sarà più contemplato.

«Se venisse eliminata la figura cruciale del primari - commenta il presidente provinciale Avis -, il centro subirebbe un grande declassamento e incerta sarebbe la sua sorte perché non sono chiare le regole. C’è il rischio che Biella finisca sotto un altro Centro perdendo così la propria autonomia».
Queste paure sono state ampiamente esposte dal presidente Avis anche alla recente assemblea dei sindaci, con l’obiettivo di cercare il sostegno delle istituzioni e dei cittadini.

«Abbiamo fiducia che i problemi possano essere risolti con il dialogo e con la collaborazione - conclude Luciano Rosso -. Ma se il dialogo si interrompesse siamo anche pronti a ricorrere a proteste e segnalazioni seguendo l'esempio di Asti e Val di Susa che con i loro ricorsi al TAR sono riuscite a riottenere la conferma dei reparti destinati all'eliminazione.

Maria Adelaide Picci

Tags: centro trasfusionale, avis, biella

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