Parla Franca Cesone che da 24 anni lotta per la vita

"Non bisogna mai arrendersi"

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Articolo pubblicato il 28-07-2016 alle ore 12:18:12.
"Non bisogna mai arrendersi" 4
"Non bisogna mai arrendersi" 4

Da 24 anni lotta per la vita. Franca  Cesone, 55enne di Cossato, nel raccontare la sua storia ha un sorriso che spiazzerebbe chiunque. Sul volto mostra i segni di chi, davvero, è capace di affrontare qualunque difficoltà senza mai arrendersi. Di fronte a nulla.
Il suo calvario comincia 24 anni fa, subito dopo la nascita del suo secondo figlio Nicholas. «All’epoca - spiega la signora Franca - avevo 32 anni. La maternità è andata bene, ma subito dopo sono cominciati i problemi». Una patologia ai reni, da quel momento, l’ha costretta alla dialisi. Ancora oggi ogni settimana si deve recare tre volte in ospedale, per quattro ore. Ma questo, di fatto, è soltanto l’inizio della storia.
«Ho fatto due trapianti, il primo nel 1995 e il secondo nel 2001. Ma entrambi, purtroppo, non hanno funzionato. Nel primo caso ho avuto un rigetto dietro l’altro e dopo nemmeno un anno ho dovuto ricominciare con la dialisi. Nel secondo, invece, sono andata avanti per nove anni».
Nel frattempo, però, le cure per l’anti rigetto hanno causato alla signora Franca due tumori ai reni. E pure alcune complicazioni al cuore. «Ho dovuto sostituire due valvole: la aortica e la mitralica e combattere il cancro. Dopodichè il rene trapiantato mi ha mollata e di conseguenza ho ricominciato la dialisi».
Attualmente i medici non prevedono altri interventi. «Credono che il mio corpo non sia in grado di sopportare un’altra operazione. Non riuscirei a sottopormi, un’altra volta, ad un’anestesia totale». Ma anche la dialisi dà i suoi problemi. «Non ho più vene per fare la fistola. Nel 2010 mi hanno dovuto mettere un catetere nel collo e l’ho tenuto per tre anni. Successivamente ha fatto infezione e ha rovinato il cuore, danneggiando tre valvole, comprese le due che avevo già sostituito».
Nel 2015, dunque, Franca Cesone ha dovuto affronta l’ennesimo intervento. Ancora al cuore, in condizioni estremamente critiche. «Pensavo che non ne sarei più uscita. Ero veramente in gravi condizioni. Sono rimasta incosciente per un paio di mesi. Non mi ricordo nulla. Poi poco a poco ho cominciato a riprendermi e a deambulare».
Come questa donna sia riuscita a superare tutto questo e continui a farlo ogni giorno può sembrare un mistero. Ma non se la si guarda negli occhi. Solo così si riesce a percepire una forza e un coraggio fuori dal comune. «L’ho accettato fin dall’inizio. Quando è cominciato tutto ero molto giovane e avevo tutta la vita davanti: non potevo mollare nè per me nè per i miei figli e mio marito». Il ruolo della famiglia nell’affrontare il lungo calvario è stato fondamentale. «Senza di loro - ci confida - non ci sarei mai riuscita. Li ringrazio di cuore. Se non ci fossero stati loro ad accudirmi oggi non sarei più qui». Una battuta, uno scherzo, semplicemente un sorriso. Sono queste le cose che hanno permesso a Franca di vincere la sua battaglia, giorno dopo giorno.
Il punto più interessante, però, resta il motivo per il quale questa donna abbia deciso di raccontare la propria storia. «Spero che possa servire a tutti coloro che si trovano in difficoltà. Non bisogna mai arrendersi o abbattersi. Si deve lottare. Io penso che Dio scelga qualcuno che sia in grado di sopportare. Ognuno di noi ha un percorso da fare e il mio è questo qui». La famiglia, la fede e i medici in questo percorso l’hanno aiutata moltissimo. «In ospedale mi sento ormai a casa. Ho girato molti reparti tra Biella e Novara, ma ho avuto la fortuna di incontrare sempre medici e infermieri gentili e disponibili».
Mentre finiamo la  chiacchierata ci rendiamo conto di non avere raccolto semplicemente una testimonianza, ma di avere incontrato una persona che ci  ha arricchiti. Molto profondamente.
«Il mio - conclude - vuole essere un appello per chiunque si trovi in difficoltà». E la regola è chiara: mai arrendersi.
Andrea Marzocchi

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