Intervista a Vittorio Barazzotto domani sulla Provincia di Biella

«Mobilitiamoci contro la diga in Valsessera»

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Articolo pubblicato il 08-10-2013 alle ore 18:19:13.
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Vittorio Barazzotto

«La diga in Valsessera non serve a nulla. Sprecare così 550 milioni di euro grida vendetta». L’ex sindaco di Biella Vittorio Barazzotto  torna in prima linea contro il Consorzio di bonifica della Baraggia, in una battaglia che lo vede impegnato fin dagli anni ‘80. «Noi biellesi - dice - se ci mobilitiamo possiamo ottenere qualsiasi risultato, come dimostra la vicenda dell’inceneritore. Nel caso della diga vedo però scarso attenzione. Il problema, invece, è serio e serve la mobilitazione di tutto il territorio».

Vittorio Barazzotto combatte la sua battaglia da un quarto di secolo. Era, infatti, il 1988 quando - proprio insieme al direttore di questo giornale, Massimo De Nuzzo - fu protagonista di una forte campagna contro la diga sul Ravasanella.

«Il mio impegno - racconta - Inizia quando in Comune a Biella presentai un ordine del giorno firmato in modo trasversale da tutte le forze politiche di allora, anche se non da tutti i Consiglieri. In questo documento si poneva l’attenzione sull’opportunità, meglio sulla non opportunità, di costruire nuove dighe e di porre la massima attenzione sul possibile pericolo di infiltrazioni mafiose in considerazione del fatto che alcune imprese che parteciparono alla costruzione, vedevano, tra i titolari delle stesse, personaggi di spicco che erano stati coinvolti in processi di mafia.

«La diga sul Sessera - prosegue  - è un’opera necessaria solo per chi la costruisce di sicuro, 550 milioni di euro non sono uno scherzo. Oltre al vero business che consiste nella gestione della centrale idroelettrica. Il problema idropotabile è risolvibile, ma passa in secondo piano e quello irriguo diventa pretestuoso, se si considera anche il calo dei terreni coltivati a risaia: più del 12% rispetto ai dati nazionali e le previsioni prevedono ulteriori contrazioni. È triste vedere il nostro territorio svenduto per quelle che vengono definite “opere di compensazione”. Ma quali opere? Alcuni Comuni riceveranno l’elemosina, altro che opere. Sembra che la triste storia del Vajont (di cui ricorre l’anniversario) non sia servita a nulla. Anche lì c’erano amministratori che credevano a quanto gli veniva promesso: lavoro, opere, benessere. L’epilogo purtroppo è noto, ma il vizio italico rimane lo stesso. Sembra la scena del film in cui Totò e Nino Taranto vendono la fontana di Trevi».

L'intervista integrale a Vittorio Barazzotto verrà pubblicata sulla Provincia di Biella in edicola domani.
 


 

Tags: Redazione, Valsessera

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