Sei di loro devono lasciare l'Italia e l'Europa, ma probabilmente non andrà così

Migranti, ecco perché protestano

Che ne sarà di noi? È questa la domanda che assilla chi nei giorni scorsi ha ricevuto il foglio di via, sei uomini ai quali a breve si aggiungeranno altri dieci migranti che attualmente vivono a Pettinengo.

Stampa Home
Articolo pubblicato il 02-07-2015 alle ore 20:17:07.
migranti-ecco-perche-protestano-560ff019c8fc83.jpg
Migranti, ecco perché protestano

Che ne sarà di noi? È questa la domanda che assilla chi nei giorni scorsi ha ricevuto il foglio di via, sei uomini ai quali a breve si aggiungeranno altri dieci migranti che attualmente vivono a Pettinengo. Ma soprattutto è questa la domanda che stamattina li ha spinti a presentarsi davanti alla Prefettura di Biella per un silenzioso sit-in di protesta. Insieme a loro c'erano anche altri profughi, che hanno partecipato in segno di solidarietà.

Una delegazione di richiedenti asilo, che da un anno e mezzo sono ospiti a Villa Piazzo, è stata ricevuta dal viceprefetto, ma l'incontro non ha avuto l'esito sperato. Il rappresentante del governo non ha potuto fare altro che confermare di avere le mani letteralmente legate.

Così il gruppo di manifestanti ha espresso la propria delusione e frustrazione occupando via Repubblica per un paio d'ore ed esibendo cartelli per far conoscere ai biellesi la situazione.

Vale la pena di ripercorrere la loro storia per provare a comprendere come si sia arrivati ai fatti di oggi.

Appena giunti in Italia dal Mali, tutti questi ragazzi presentarono la domanda per ottenere asilo. Un anno e mezzo dopo e qualche ricorso più tardi, la richiesta di alcuni di loro è stata accolta. Altri, provenienti dallo stesso Paese, se la sono invece vista respingere, in quanto commissioni e tribunali hanno ritenuto che non fossero in possesso dei requisiti necessari. Proprio questa presunta disparità di trattamento è tra le ragioni del sit-in di oggi: "Stessa storia: Sì permesso/No permesso - si leggeva in uno dei manifesti -. Perché?".

"Chi ha ricevuto il foglio di via - spiega Daniele Albanese della Caritas - lamenta una difformità di decisione rispetto ai connazionali e si chiede perché, pur arrivando dallo stesso posto, alcuni ottengano asilo e altri no. E in effetti la situazione del Mali è molto complessa: c'è la guerra, ma ufficialmente non su tutto il territorio nazionale. È un po' come se da Roma in giù ci fosse un conflitto e chi vive a Firenze non avesse diritto ad alcuna protezione".

Piaccia o non piaccia, giusto o sbagliato, queste persone ora non possono più restare, a meno che la Questura non riconosca loro un permesso umanitario, ipotesi al momento altamente improbabile, se non impossibile.

I sei maliani, che non hanno documenti, tra quindici giorni dovranno dunque lasciare l'Italia e l'Europa, ma solo in teoria. Probabilmente, infatti, non succederà, perché ci sono un paio di "piccoli" problemi che complicano le cose: molti di loro non possono tornare nelle terre dalle quali sono scappati se non a rischio della vita, inoltre, se anche per assurdo volessero farlo e si impegnassero per riuscirci, il rimpatrio concretamente è quasi impossibile (basti pensare, ad esempio, che non esistono voli diretti per il Mali dall'Italia).

L'ipotesi più realistica, al netto della propaganda, è che allo scadere di questo "ultimatum" non succeda proprio nulla. Cambierà solo lo status di questi giovani africani, che diventeranno irregolari o, se preferite, "clandestini". Tradotto, significa che o rimarranno qui "nascondendosi" o in qualche modo riusciranno a raggiungere altri Paesi come la Francia, ma saranno costretti a farlo illegalmente. E poi, nel migliore dei casi, finiranno a lavorare nei campi gestiti da sfruttatori di uomini.

"L'assurdità di tutto ciò - continua Albanese - sta nel fatto che abbiamo accolto queste persone, spendendo soldi, energie e risorse per fargli iniziare un percorso di integrazione, e dopo un anno e mezzo le lasciamo all'improvviso senza documenti. Oltretutto non parliamo di tantissimi casi, ma di sei persone sulle 200 accolte. È tutto veramente assurdo e frustrante".

Ricapitolando: prima abbiamo salvato questi ragazzi, facendogli assaporare la speranza di poter iniziare una nuova vita; ora  gli togliamo tutto (quel poco) e li cacciamo, ma in realtà li allontaniamo solo per finta. Comunque la si veda, qualcosa non torna. Dove stiamo sbagliando?

Matteo Floris

Tags: migranti, sit in, protesta, biella, Pettinengo
migranti-ecco-perche-protestano-560ff019f20784.jpg
migranti-ecco-perche-protestano-560ff01a205ae5.jpg
migranti-ecco-perche-protestano-560ff01a5b1156.jpg

Attualità

Cronaca

Politica

Economia e Lavoro

Sport

Cultura e Spettacolo

Eventi e Manifestazioni

Salute e Green

Post Del 26-10-2016
Giuliano Ramella "Siamo i vecchi, quelli che il linguaggio corrente definisce anziani. Vecchi, non solo per l’incalzare dell’età ma per effetto del vuoto...
Post Del 18-01-2016
Quanto ho sognato i peli sotto le ascelle 3 Che cos’è Bello? Mi capita davvero di fermarmi per una manciata di minuti e pensarci, cadenzialmente ogni giorno.
Post Del 07-08-2015
porto-alle-persone-frammenti-di-vita-560ff2ba8d2612.jpg Già da un mese vesto i panni della postina e faccio finta di dimenticare i libri dell’università. A tempo pieno porto alle persone...
Post Del 06-11-2016
Roberto Pietrobon Il 29 agosto l'ho sentita anch'io, ero ad Assisi in quei giorni e alle 3,36 mi sono svegliato con la camera che ballava e io con lei. Non mi successe nulla...
Post Del 16-11-2016
Lele Ghisio I sogni non risolvono i problemi. Ma chi non è in grado di sognare raramente trova soluzioni alla realtà. Anche alla peggio realtà....

Rubriche della provincia