Ma davvero la nostra città ha bisogno di un “facilitatore”?

Alasinistra - La rubrica di Roberto Pietrobon

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Articolo pubblicato il 17-10-2015 alle ore 12:24:25.
Ma davvero la nostra città ha bisogno di un “facilitatore”? 2
Roberto Pietrobon

In questi giorni due amministrazioni comunali del biellese si sono avvalse del supporto di professionisti per andare incontro alle esigenze dei propri concittadini.

Il Comune di Mongrando, grazie alla disponibilità gratuita di una propria concittadina, ha deciso di istituire uno sportello di aiuto psicologico per persone disoccupate, in mobilità, cassaintegrate ovvero i tanti e tante che oggi vivono sulla propria pelle gli effetti della crisi. Un’iniziativa lodevole, fatta attraverso il volontariato e che prova a far sentire le persone meno sole e aiutarne i “dolori dell’anima”.

A Biella, invece, la Giunta Cavicchioli ha deciso di avvalersi di un “facilitatore” perché – secondo il Sindaco PD di Biella – è necessario trovare nuovi canali comunicativi con la popolazione. Il facilitatore secondo il dizionario è “un professionista che svolge un’attività di consulenza, mediazione e aiuto volta ad agevolare l’apprendimento.”

...e la soluzione di conflitti e problemi all’interno o all’esterno di strutture aziendali; in particolare, nelle scuole e negli enti locali”. In questo caso, contravvenendo alle regole della stessa professione, il facilitatore è di parte, membro della Segreteria Provinciale del PD e persona molto vicina al suo Segretario. Ma, evidentemente, non è questo il punto. La domanda è: serve davvero alla nostra città un facilitatore? Fino ad oggi pare abbia svolto una riunione fiume con i venti consiglieri di maggioranza e con gli otto assessori della Giunta per “facilitare”, appunto, la comunicazione tra i secondi e i primi. In cantiere - sempre leggendo il Sindaco Cavicchioli - vi sarà poi la necessità di usarlo per favorire la partecipazione dei cittadini rispetto alle scelte della pubblica amministrazione. Se davvero risulta poco interessante capire quanto sia logoro (o impossibile) il confronto tra la Giunta e i suoi consiglieri (tanto da avere bisogno di una persona terza per farli “dialogare”) ci interessa capire, invece, il rapporto che il “facilitatore” avrà con tutti noi normali cittadini.

Sempre secondo il Sindaco di Biella l’introduzione di questa figura (che presterà la propria professionalità gratuitamente come a Mongrando?) si è resa necessaria dopo i flop di partecipazione registrata in questo anno e mezzo nelle poche assemblee pubbliche svolte. Cavicchioli ricorda, a tal proposito, la deludente partecipazione in merito al progetto di Piazza Duomo del settembre 2014. In Questa rubrica scrivemmo che quell’ assemblea era inutile perché, dicemmo, “alea iacta est” ovvero il progetto era quello deciso dalla precedente Giunta e non modificato da quella attuale. Che senso aveva partecipare a un’assemblea informativa senza nessuna possibilità per i cittadini di essere ascoltati? Tanto valeva leggere i giornali. Caso diverso l’assemblea al Piazzo sulla sostituzione della funicolare del gennaio scorso. In quell’occasione un’affollata riunione si era espressa, vigorosamente, contro il pensionamento di uno dei simboli di Biella ma, in un rocambolesco balletto di conferme e smentite, abbiamo scoperto che la Giunta non solo non aveva ascoltato i cittadini ma aveva ripetutamente negato una scelta già presa prima ancora di quella stessa riunione.

Potremmo continuare con gli esempi: dalle (partecipate) assemblee nei nidi comunali del giugno scorso che hanno espresso chiara contrarietà alle esternalizzazioni (ignorate dalla Giunta) a quelle decisamente inutili (e vuote) sul bilancio che avevano solo il compito di illustrare numeri e cifre.

In verità, quindi, a questa amministrazione non serve un “facilitatore” per dialogare con i cittadini di Biella mentre avrebbe invece un disperato bisogno di fare politica. Quella che è mancata fino ad ora, quella fatta di confronto, di ascolto, di attenzione, di coraggio e anche di umiltà. Tutte caratteristiche assolutamente sconosciute a Palazzo Oropa che, difficilmente, anche un bravo “facilitatore” saprà colmare.

Roberto Pietrobon

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