Liberi di solcare il mare

Alasinistra - La rubrica di Roberto Pietrobon

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Articolo pubblicato il 03-02-2016 alle ore 18:31:00.
Roberto Pietrobon
Roberto Pietrobon

Mi perdonerete se oggi parlo di fatti che mi riguardano e che interessano, forse, una piccola minoranza. Per circa vent’anni, chi mi conosce lo sa, ho militato nella sinistra cosiddetta “radicale”. In verità questo aggettivo lo trovo stupido anche perché radicale vuol dire semplicemente andare alla radice dei problemi. Ma non divaghiamo.

Come dicevo, ho militato per molti anni a sinistra e, tra il 2006 e il 2009 a Biella, la mia area politica, Rifondazione e affini, è stata colpita da denunce che hanno riguardato, nello specifico, uno di noi: Matteo Sacco. Matteo, per gli amici Teo, è un ragazzone poco più che trentenne che, allora, guidava i giovani del PRC e che, insieme a me e molti altri e altre, diede vita al primo spazio “antagonista” in città, il Laboratorio Sociale “La Città di Sotto” al Vernato.

Teo, che di quello spazio era il responsabile, fu investito nel giro di pochi mesi da una sequela infinita (quanto immotivata) di denunce ed esposti che andavano dal disturbo della quiete pubblica a reati amministrativi legati alla forma del Laboratorio (era un circolo affiliato all’Arci). Contemporaneamente gli piombarono sulla testa, con una coincidenza quasi perfetta, altre denunce iscrivibili alla sua attività politica: da manifestazione non autorizzata perché fu ritenuto l’organizzatore di un presidio davanti all’Unione Industriale contro l’ennesima morte sul lavoro nel biellese, a querele di parte per iniziative legate all’antifascismo.

Venerdì scorso Matteo mi ha telefonato, molto felice, perché il suo avvocato Domenico Duso, un vero garantista e un ottimo legale, gli comunicava che tutte le sue pendenze con la giustizia si erano concluse al meglio. Teo finalmente tornava ad essere un “uomo libero” senza più nessuna spada di Damocle sulla testa.

La giustizia ci ha messo circa dieci anni per chiudere, positivamente, i conti con lui ma intanto lo scopo di chi aveva scaricato tutte quelle accuse su questo pericoloso “estremista di sinistra” poteva dirsi realizzato: Teo da molti anni ha smesso di fare politica attiva e il gruppo di ragazzi e ragazze che aveva coagulato intorno a se si è disperso e con essi anche buona parte dell’antagonismo politico e giovanile in questa città. Uno schema da sempre utilizzato dal Potere (in Italia e all’estero) per cancellare il dissenso pacifico ma radicale, per chiudere spazi liberi e non omologati, per cancellare il “diverso” e reprimerlo con la forza.

La nostra esperienza de “La città di sotto” si è conclusa perché l’unico provvedimento che è andato a buon fine riguardava la musica troppo alta (storie di pochi decibel sopra i limiti stabiliti, sic!) e questo (impedendoci anche solo di accendere lo stereo) ha segato le gambe ad un luogo politico di aggregazione e di divertimento giovanile. Ci siamo dispersi, chi andando a vivere e studiare altrove ma continuando la sua militanza e il suo impegno politico e chi, come me, Teo e molti altre e altri, abbandonando l’attivismo, complice anche lo scenario desolante che offre da troppi anni la sinistra in Italia.

Le nostre idee però, quelle, non sono affatto morte e trovano tutti i giorni nuove conferme. Siamo ancora corsari che navigano nelle continue contraddizioni di questa società ingiusta e diseguale. Per questo facciamo nostre le parole dell’eretico di “Q” - il primo romanzo dei Luther Blissett - che parlando della sconfitta subita, secoli fa, contro il potere temporale della Chiesa Cattolica dichiarava “fratelli miei, non ci hanno vinti. Siamo ancora liberi di solcare il mare”.

 

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