Scritto in dialetto s'intitola: Drolarìe e faribolade an piemontèis

L'avarizia dei biellesi in un libro di barzellette

Scritto dal giornalista Piero Abrate e dallo studioso di tradizioni e lingua piemontese Pino Perrone

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Articolo pubblicato il 14-12-2014 alle ore 00:00:00.
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L'avarizia dei biellesi in un libro di barzellette

S’intitola “Drolarìe e faribolade an piemontèis” il volume edito da Ligurpress e scritto dal giornalista e scrittore Piero Abrate e dallo studioso di tradizioni e lingua piemontese Pino Perrone: raccoglie circa 400 barzellette in dialetto e ce ne sono per tutti i gusti e provenienti da tutte le province. Accanto a quelle dedicate alla creduloneria tipica di certi personaggi della Provincia Granda, troviamo un capitolo che ironizza sulla eccessiva parsimonia dei biellesi, mentre un altro è dedicato ai dësbela (piccole pesti) che a Torino animavano soprattutto i quartieri più popolari nel secondo dopoguerra: dal Borg ëd jë strass (Porta Palazzo) al Borg dël fum (Vanchiglia). Un capitolo è dedicato ai tempi in cui ancora esisteva a Torino la grande industria e che gli stessi operai avevano ribattezzato la Feroce. Non mancano capitoli su salute, studio e lavoro, amicizia, vita agreste, sport; quest’ultimo con freddure sulle due squadre da sempre grandi rivali: il Toro e la Juve.

Il lavoro di Abrate e Perrone conta 17 capitoli e ognuna delle barzellette in piemontese riporta la traduzione in italiano. Ad arricchire il volume vi sono anche i disegni realizzati da Germano Longo, mentre la prefazione porta la firma di Sergio Donna, presidente di Monginevro Cultura, associazione che si occupa di storia, cultura e tradizioni del territorio. Il volume, secondo Donna, «non è solo un florilegio ben assortito di divertentissime barzellette in piemontese che farebbero ridere un morto, ma una vera antologia di situation “comedies”, di contesti paradossali, grotteschi, che sono lo specchio della cultura di un popolo, la sintesi di un modo di pensare e di comportarsi tipicamente piemontesi, e non solo nei momenti più allegri e divertenti dell’esistenza, ma anche - e forse soprattutto - in quelli più drammatici e tragici».

Il perché di questo lavoro ce lo confida, invece, Piero Abrate: «Nessuno mai fino ad oggi si era preso la briga di raccogliere assieme qualche centinaio di facezie che abitualmente sentiamo raccontare in piemontese dagli amici, al ristorante o in qualche circolo, soprattutto in quelle serate in cui i discorsi finiscono per scheletrirsi e nessuno sa più cosa dire per rendere interessante il confronto. Così, con Pino Perrone abbiamo deciso di radunare tutte le barzellette più curiose e simpatiche che conoscevamo per regalarle a chi ancora ama parlare, pensare e sorridere in piemontese. Anche perché penso che una buona dose di ilarità, tutti i santi giorni, faccia bene. Una risata a crepapelle è una forma di ginnastica che allena il cervello ad essere più forte, elastico e capace di affrontare situazioni difficili e stressanti».

Lo grafia piemontese adottata da Abrate e Perrone è quella dei Brandé, codificata nel Settecento e ristrutturata negli anni Trenta del Novecento. E questo per dare uniformità ai contenuti, indipendentemente dal luogo dove la facezia è ambientata. Che si tratti di Novara, come Cuneo, Alessandria, Biella, Vercelli o Torino. Per ulteriori informazioni: 335.5417037.
Piero Abrate & Pino Perrone, Drolarìe e faribolade an piemontèis - Oltre 400 barzellette e freddure per gustare fino in fondo l'umorismo in lingua piemontese, Ligurpress, pg. 256, euro 18,90.

Tags: piero abrate, pino perrone, Drolarìe e faribolade an piemontèis

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