di Enrico Zina

Lasciate che i giovani giochino a palla

I giovani disturbano, i giovani urlano, i giovani non hanno rispetto, quante volte leggiamo queste notizie e dentro di noi pensiamo “ e sì, i giovani non hanno più educazione”.

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Articolo pubblicato il 20-07-2014 alle ore 00:00:00.
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Enrico Zina

I giovani disturbano, i giovani urlano, i giovani non hanno rispetto, quante volte leggiamo queste notizie e dentro di noi pensiamo “ e sì, i giovani non hanno più educazione”. Distrattamente leggo su un quotidiano di giovedì 17 luglio: arrivano i Carabinieri, calcio di notte. Penso, “e sì, i giovani non hanno più educazione”, poi mi rendo conto che quella sera c’ero anch’io e ho assistito a tutta la storia.

Ore 22,30 circa arriva nella piazzetta di Vagliumina, frazione di Graglia, una pattuglia di Carabinieri pronti a zittire i soliti giovani che senza rispetto schiamazzano impedendo il riposo di tutti gli altri. Ripeto, per chi leggesse con poca attenzione, ore 22,30, e non notte fonda, di una delle poche sere biellesi dove finalmente non piove e la temperatura gradevole concilia di vivere all’aperto. Questo significa che qualcuno poco dopo le 22 ha allertato le forze dell’ordine per presunti schiamazzi.

Nessuno, come riporta la notizia, stava giocando a calcio, bensì stavano passandosi la palla a mano in una specie di pallavolo molto artigianale. Differenza apparentemente banale, in realtà ha il suo peso, visto che passarsi un pallone con le mani non è così rumoroso come dargli dei calci. All’arrivo della pattuglia, tutto era già finito e il gruppetto di giovani era seduto sul bordo di un muretto a chiaccherare.

Sono certo che il rapporto dei Carabinieri non possa che riportare questa situazione in quanto è la realtà. Certo, la legge dice che non si può giocare a pallone in piazze o vie, dice anche che dalle 22 non sono ammessi schiamazzi, ma c’è un limite a tutto ed esiste anche l’interpretazione delle norme.

E’ così dannatamente grave giocare a palla in una piazzetta di una frazione di pochi abitanti dove la strada ternina e passa qualche rara macchina e nessun passante, vecchietto o bimbo in carrozzella o persona a cui si possa arrecare fastidio o danno? E’ così inaccetabile consentire un moderato vociare che sconfina di mezz’ora le 22 in qualche sera d’estate? Chi è in grado di giustificare a dei ragazzi che escono di casa alle 21 che alle 22 scatta il coprifuoco e non si può più nemmeno parlare?
Sì, perché di questo si tratta: facciamoci caso, in una frazione dove regna sovrano il silenzio più totale anche il vociare di due persone può apparentemente sembrare insopportabile. Nessuno degli abitanti della piazza ha mai lamentato disturbo, anzi trova piacere che con quanto si sente in giro esistano ancora giovani che giocano a palla e parlano senza neppure la compagnia di una bottiglia di birra e animano un piccolo borgo che per quasi tutto l’anno sembra inanimato e privo di anima viva.

Esiste la comprensione e un po', solo un pochino, di spirito di sopportazione per accettare che il coprifuoco scatti qualche minuto  oltre le 22, non dico l’una di notte, neppure mezzanotte ma con una mezzoretta di ritardo?

Non è la prima volta che questa situazione si verifica, l’estate scorsa ben quattro se non cinque volte pattuglie di Carabinieri sono intervenute, e mai una volta hanno potuto rilevare situazioni di reale disturbo.

Ho assistito all’intervento dei Carabinieri, penso della stazione di Occhieppo, dell’altra sera. Grande professionalità, un atteggiamento di rispetto dei ragazzi, facendo quasi interpretare un disagio nel dover spiegare che il loro compito è quello di dovere applicare una legge che, troppo restrittiva, rende quasi impossibile vivere una serata all’aria aperta.
E’ stato bello assistere a questo atteggiamento più paterno che da freddo gendarme applicatore della legge.

Devo comunque evidenziare che il problema non è risolto: i ragazzi continueranno ad esserci, giocare a palla e parlare, e sintanto che si comporteranno così non potranno che avere la mia comprensione e quella degli altri abitanti della frazione, probabilmente tutti, tranne uno.

I giovani bevono, fumano si ubriacano, imbrattano muri e quando ne troviamo qualcuno ancora lontano da questi comportamenti devastanti non concediamo loro un minimo di sano svago nel rispetto di regole che possono essere tranquillamente oggetto di un minimo di elasticità di interpretazione?

Mi sovviene il pensiero di mettermi a disposizione del Comandante Provinciale per poter tentare di dare un contributo a questa ormai reiterata situazione.

Fare intevenire svariate volte i Carabinieri senza che poi si rilevino schiamazzi potrebbe anche  far pensare che il vero problema, almeno in questo caso, non siano i giovani, ma un’intolleranza talebana e poco comprensibile tanto da far nascere il dubbio che questo atteggiamento non sfoci in una potenziale interruzione di pubblico servizio.

In effetti, impegnare una pattuglia più volte per risolvere un problema che è quasi inesistente, quando una malavita sempre più aggressiva necessita un contrasto assiduo e difficile, non giova a nessuno.

Certo, la legge dice che…ma il buon senso porta da altra parte.

Anche queste situazioni non fanno altro che allontanare i giovani dal Biellese, terra che non sentono accogliente, che poco o nulla fa per loro, un biellese che sempre più diventa solamente terra di disoccupati e assomiglia sempre più ad una casa di riposo diffusa e sempre meno ad un mondo dove lavorare, vivere e crescere nuovi figli.

Enrico Zina

Tags: Lettera, enrico zina, quiete pubblica, disturbo, carabinieri

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