Voce di senza voce di Alberto Scicolone

La scuola dell'obbligo di... spendere - VERSIONE INTEGRALE

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Articolo pubblicato il 10-09-2014 alle ore 00:00:00.
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Alberto Scicolone

Ci siamo, entro due anni nella lista del materiale che ogni bambino dovrà comprare per il primo giorno di scuola ci sarà anche la maestra e una quota di bidello da condividere con i compagni di classe. La lista si allunga e sempre più diventa l’esempio di una scuola classista dove prima del diritto allo studio viene a mancare quello ancora più importante dell’uguaglianza sui banchi di scuola.

Come fa una famiglia dove padre e madre hanno perso il lavoro a garantire ai proprio bambino o bambini una spesa media per iniziare la scuola di circa 100 euro?

E’ giusto che sui banchi di scuola ci siano bambini con astucci bellissimi, bellissimi zaini e bambini che nemmeno hanno le matite colorate?

La Repubblica, la famosa Repubblica fondata sul lavoro...dovrebbe garantire i suoi figli più piccoli.

Tutti hanno il diritto di partire dalla stessa posizione, poi la vita darà ad ogni ragazzo la sua dimensione, il suo ruolo. Ma nulla come la disuguaglianza facilita l’avvicinamento dei giovani alle fonti improbabili e veloci di arricchimento fondate su quel desiderio di riscatto sociale che parte proprio dal sentirsi diversi per forza .

Il materiale scolastico già rappresenta per molte famiglie un salasso insormontabile. Poi ci sono i libri di testo che hanno il compito non di garantire l’istruzione dei nostri figli ma l’arricchimento delle Case Editrici e dei “ Professori”. Sono tanti e spesso cambiano solo il titolo ma come per prassi delle grandi case farmaceutiche divengono fondamentali contro l’epidemia dell’analfabetismo...

Basta guardare gli zaini dei nostri bambini e la posizione della scuola italiana in Europa. Noi confondiamo il “ peso della cultura” con il peso dello zaino. Libri infarciti di figurine da colorare, di puntini da unire, di frasi da riscrivere decine di volte. Ed alla fine parli con bambini delle elementari che nemmeno sanno cosa sono gli Appennini o che credono che Torino sia il capoluogo della Juventus.

Ma tutto non è un caso...più colorate e più consumate i colori, più pesano gli zaini e più si rompono, più rimanete convinti che Torino sia il capoluogo della Juventus e più saremo sicuri che da grandi protesterete solo se si ferma il campionato...

Non c’è altro da aggiungere se non sperare che prima o poi la scuola diventi veramente un diritto, per tutti.

Alberto Scicolone

Tags: Alberto Scicolone, rubrica scicolone, Voce di senza voce

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