La legittima difesa e gli onorevoli "pistola"

Alasinistra - La rubrica di Roberto Pietrobon

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Articolo pubblicato il 31-10-2015 alle ore 11:50:00.
Roberto Pietrobon
Roberto Pietrobon

In questo disgraziato paese qualsiasi evento di cronaca si trasforma e si ingigantisce fino a sbiadire il senso e il contorno delle cose. Avviene soprattutto quando il cortocircuito tra informazione e politica gioca ad alimentare le paure. Un sicuro bottino di ascolti per i primi e di voti per i secondi. La paura dei “diversi” adesso si è spinta non solo in pericolose campagne xenofobe verso profughi e migranti ma ha anche confezionato la soluzione a portata di mano: l’arma da fuoco.

 

Pistola, rivoltella, fucile, mitraglietta, tutto è utile a farci credere che con un’arma saremo finalmente al sicuro. L’uomo nero non entrerà più in casa e se proprio lo dovesse fare noi siamo pronti, un po’ Texas Ranger un po’ giustiziere della notte.

 

Sotto il cuscino nasconderemo la nostra “legittima difesa” poi, se capita che quella legittima difesa si scaricherà verso la nostra compagna o ci servirà a placare le nostre frustrazioni non importa, correremo il rischio. In fondo abbiamo solo le statistiche che ci pongono in cima alle classifiche europee per femminicidio e “incidenti” domestici: “io l’avevo detto al bambino di non avvicinarsi al mio comodino…”

 

Il cacciatore morto ieri l’altro a Carisio per mano del suo compagno d’armi è nel novero delle fatalità, ça va sans dire. Negli Stati Uniti la depressione adolescenziale ha un nuovo modo per sfogarsi: le stragi nei college. Una “moda” che, per qualcuno, si dovrebbe esportare anche in Italia. Armi libere, calibro 9 nella cintola, legittima difesa, bisogno di sicurezza, abbattere chi ci vuole fare del male. Il Far West non è mai stato così vicino.

 

Anche nei salotti della politica ci sono “onorevoli pistola” che, accarezzando le nostre paure, propagandano in diretta televisiva armi e morte. Chissà se poi, a ben vedere, anche questa volta il motivo non sia tutto economico. In Italia le industrie che producono armi sono leader del settore in Europa (con fatturati intorno ai 450 milioni di euro annui) e il mercato nazionale dei cacciatori non basta più, bisogna incrementare il profitto anche in patria. Se poi si trovano onorevoli che fanno pubblicità a loro favore il cerchio si chiude. Magari con una bella erogazione liberale dei fabbricanti di pistole al partito politico del “pistola”.

 

Roberto Pietrobon

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