Voce di senza voce, la rubrica di Alberto Scicolone

Je suis agneau, anch'io sono un agnello

Si sta avvicinando la Pasqua e per antica tradizione 2.000.000 di agnellini, ad un mese di vita, verranno strappati dalle loro mamme, sottoposti a viaggi interminabili in condizioni allucinanti. Molti moriranno per strada, tutti gli altri arrivati a desti

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Articolo pubblicato il 25-03-2015 alle ore 00:00:00.
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Alberto Scicolone

In questi ultimi mesi il mondo è stato scosso dalla furiosa penetrazione del fanatismo religioso nel cuore della civile Europa, con immagini cruente di esecuzioni in nome di Dio, con attentati che hanno colpito persone innocenti nel loro fare quotidiano. Abbiamo visto occhi sbarrati, bocche oramai incapaci di urlare davanti all’orrore di un messaggio malato, sangue, urla, pianti.

Tutto questo dovrebbe insegnarci che solo l’interpretazione umana della fede può portare dolore, la dogmatizzazione della stessa è il più grande pericolo per l’umanità e non solo.

Si sta avvicinando la Pasqua e per antica tradizione 2.000.000 di agnellini, ad un mese di vita, verranno strappati dalle loro mamme, sottoposti a viaggi interminabili in condizioni allucinanti. Molti moriranno per strada, tutti gli altri arrivati a destinazione nei macelli saranno sgozzati, uno dopo l’altro, tra migliaia di lamenti, urla di orrore e paura nel sentire l’odore del sangue dei propri simili scorrere sempre più vicino.

Chi, come me, ha preso un agnellino o un capretto in braccio sa quanta dolcezza e amore queste creature trasmettano. In loro c’è qualcosa che va oltre, in loro sembra esserci l’impronta di un’innocenza lasciata dalla storia.

Molti potranno dissertare che ogni animale merita di essere lasciato invita e che l’agnello viene macellato tutto l’anno.

Molti potranno dire che ogni giorno milioni di creature muoiono in modo orrendo per mano dell’uomo.

Il perpetrarsi di una strage quotidiana non rende la stessa un moto perpetuo giustificato.

Credo che ogni cristiano, praticante e non praticante potrebbe cominciare a distinguere la propria fede da quelle che sono barbare e antiche interpretazioni tramandate.

L’Agnello è il Figlio di Dio e nessun Dio vuole sangue e morte. Vale per noi, come per i musulmani e gli ebrei.

Ecco, la differenza fra la civiltà e l’inciviltà parte da qui, dalla capacità di non versare sangue in nome della nostra religione. Davanti all’orrore dello sgozzamento gli occhi di ogni creatura umana o animale hanno lo stesso terrore.

Cominciamo allora, al di là delle convinzioni personali, a interpretare la Pasqua come la festa per una Resurrezione, una rinascita.

Pensare di farlo dopo aver ignorato 2.000.000 di creature uccise tra indicibili sofferenze e servite in tavola, magari  dopo la messa…è ipocrisia pura.

Alberto Scicolone

Tags: voce di senza voce, Alberto Scicolone, rubrica scicolone

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