Mattia Carlo Gerardi non ci sta: «I capannoni vuoti? Uno stimolo a rimboccarsi le maniche»

Imprenditori che non si arrendono: «La Trossi non è un cimitero»

«La Trossi non è soltanto una distesa di capannoni in vendita». Mattia Carlo Gerardi, giovane e grintoso imprenditore, non ci sta ad associare una delle vie simbolo del commercio biellese (nonché luogo dove risiede la sua impresa) in un “cimitero del comm

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Articolo pubblicato il 24-08-2014 alle ore 00:00:00.
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Mattia Carlo Gerardi, titolare della Algecar

«La Trossi non è soltanto una distesa di capannoni in vendita». Mattia Carlo Gerardi, giovane e grintoso imprenditore, non ci sta ad associare una delle vie simbolo del commercio biellese (nonché luogo dove risiede la sua impresa) in un “cimitero del commercio”. «Il fatto che siano aumentati i cartelli con scritto “affittasi” o “cedesi attività” – sostiene – non deve necessariamente costituire un fattore di morte per questo luogo, ma anzi uno stimolo a rimboccarsi le maniche per ripartire».

Gerardi, che è titolare della Algecar di Verrone, punta il dito contro un eccessivo pessimismo e la mancanza di dinamicità che stanno da troppo tempo connotando il mondo imprenditoriale biellese: «Non è più ammissibile parlare solo del tessile, o peggio ancora della sua crisi. Problemi in questo settore si segnalavano già 50 anni fa, negli anni ’60. Io ho studiato e lavorato per diverso tempo all’estero. Ora son tornato qui perché voglio investire nel mio territorio e lo voglio risollevare. Con fatica, ma i miei risultati li sto ottenendo. Oggi abbiamo 10 lavoratori tutti assunti a tempo indeterminato, con un’età media di 39 anni. Se ci piangessimo soltanto addosso non ce la caveremmo più».

Il giovane imprenditore, pur non volendo incolpare coloro che finora non ce l’hanno fatta, ci tiene a precisare che gran parte delle sorti del commercio della Trossi è nelle mani delle stessi esercenti. Una mentalità più propensa a diversificare, ad adattarsi ai tempi che corrono, sarebbe a suo avviso il modo migliore per rilanciare l’intera area. «Noi abbiamo aperto dal 2011 un nuovo negozio di articoli sportivi poco più avanti, e possiamo solo vantare ottimi risultati. Abbiamo rischiato, questo è vero, ma senza il rischio non è possibile andare da nessuna parte. Il Biellese di oggi non è più quello di una volta. Bisogna saper cogliere le occasioni e reinvertarci seguendo i tempi che corrono. Questo dipende da noi, e non dai clienti che non arrivano».

Un altro esempio citato da Girardi, poi, è quello dell’Obi di Gaglianico. «Ci sono stato di recente – spiega – ed era colmo di visitatori. Rimpiazzare il vecchio Ipercoop non era facile, ed in pochi ci scommettevano. Ma evidentemente, in un periodo di crisi le persone hanno più interesse a curarsi la casa o il giardino con il metodo “fai da te”, e cambiamenti come questi vanno capiti in tempo».

Biella sarebbe perciò un’area che sta subendo una crisi inferiore (ma con potenzialità maggiori) rispetto che altrove, in Piemonte. Tuttavia sarebbe proprio la mentalità dei biellesi da cambiare: «Non siamo negli Stati Uniti - conclude - dove si crea un’azienda in due giorni. Qui bisogna costruire, avere pazienza, metterci costanza e professione. Ma fortunatamente, proprio perché non siamo come l’America, le aziende che riescono ad avviarsi, durano anche di più negli anni. Serve perciò un approccio moderno al problema, e tutti dobbiamo sforzarci di cambiare».

Oltre Gerardi, anche altri commercianti sembrano ripartire dagli stessi punti di vista. Giulia Zaupa, titolare del punto vendita “Come nuovo” di Verrone, sottolinea l’importanza di un’offerta di convenienza, e che sia la più ampia possibile. «Noi vendiamo articoli nel campo dell’usato – sostiene – e in questo momento si deve sicuramente puntare su questo genere di prodotti. Tutti vorremmo un mobile nuovo fiammante, ma in periodi come questi, i clienti necessitano anche di maggiore convenienza, e noi cerchiamo di accontentare tali nuove esigenze».

Anche Silvia Anselmo, responsabile del noto punto vendita Biella Scarpe, vede nella diversificazione dell’offerta una chiave di rilancio dell’area. «Quest’anno - spiega - abbiamo avuto un buon afflusso di turisti francesi e statunitensi. Visto il tempo piovoso e freddo di quest’estate, non ci siamo fatti mancare articoli invernali per la montagna, che sono stati effettivamente molto richiesti».

Non sempre, poi, i centri commerciali come Gli Orsi costituiscono un problema per le altre attività: «La vicinanza con Gli Orsi – precisa – ha portato ulteriori visitatori. Basta solo differenziarsi e saper puntare su cose nuove».

Certamente, di tutta la Trossi, sembra la parte più meridionale quella in stato di maggior allarme. «Da quando hanno chiuso molte fabbriche – dichiara Davide Bullegas, del bar A2 di Verrone – il lavoro è sensibilmente calato. Certamente un rilancio della zona sarebbe possibile solo con una maggior unione e un reale coordinamento tra tutti noi. Non si può più pensare di fare tutto da soli».

Marco Comero

Tags: trossi, cimitero commercio, mattia carlo gerardi, impresa, crisi, algecar, ripresa

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