Per la prima volta parla l'altro ragazzo picchiato durante un tentativo di rapina

Il giovane aggredito: «Chi sbaglia deve pagare»

A distanza di una settimana, non riesce a farsi una ragione di quanto successo Alessandro C., uno dei due giovani brutalmente aggrediti per un tentativo di rapina, che se l’è cavata con una doppia frattura al naso e una prognosi di otto giorni e che parla

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Articolo pubblicato il 07-05-2014 alle ore 10:00:00.
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I due giovani biellesi sono stati aggrediti da persone armate di sampietrini

Picchiati brutalmente per qualche decina di euro. E’ questa la cifra per la quale due giovani biellesi sono stati attaccati da un branco nella notte tra mercoledì e giovedì. La violenza dei sei aggressori – tre uomini e tre donne -, due dei quali si sono aggiunti in un secondo momento, non è infatti scattata senza un motivo, come inizialmente ipotizzato: volevano rubargli i portafogli. E se il tentativo di rapina fosse andato a buon fine, si sarebbero intascati poche decine di euro. Due di loro, un ragazzo e una ragazza, sono stati identificati: lui è un giovane di origine nordafricana, che, pur avendo collezionato decine di denunce, non ha mai subito condanne ed è ancora a piede libero.

A distanza di una settimana, non riesce a farsi una ragione di quanto successo Alessandro C., uno dei due sfortunati protagonisti di questa storia, che se l’è cavata con una doppia frattura al naso e una prognosi di otto giorni e che parla per la prima volta dopo il pestaggio.

«Non si sono avvicinati per picchiarci – sottolinea -, ma per derubarci. Li abbiamo incrociati in via per Tollegno, tra il semaforo di Riva e la rotonda, mentre tornavamo a casa, erano quasi le 4 di mattina. Loro scendevano e noi salivamo, vedendoli non ci siamo preoccupati, anche perché nel gruppo c’erano pure delle ragazze. Quando sono arrivati vicino a noi, ci siamo allargati per lasciarli passare sul marciapiede, ma loro hanno fatto altrettanto e ci hanno infilato le mani nelle tasche della giacca e dei pantaloni per prenderci il portafogli».

La reazione di Alessandro e Matteo è stata spontanea: hanno bloccato le loro mani e hanno tentato di allontanarli. «Quando gli abbiamo chiesto cosa stessero facendo – continua –, si sono addirittura scusati. Ci siamo girati per andarcene e loro ci hanno aggrediti. Ho preso una botta in faccia e ho visto Matteo crollare sul marciapiede, lo avevano colpito alla testa prendendolo alla spalle. Io sono caduto all’indietro, in mezzo alla strada».

Poi la confusione: «Per qualche secondo – spiega – non ho capito un granché, avevo la vista appannata. Quando ho ricominciato a vedere, ho notato che per fortuna stava arrivando l’amico che doveva passare a prenderci con la macchina. E’ sceso dall’auto ed è venuto a darci una mano, mentre la ragazza che era con lui chiamava le forze dell’ordine. Nel frattempo ci sono piovute addosso delle pietre e una di questa ha preso di nuovo Matteo in testa».

Finito il delirio, sono riusciti a scappare. Ora resta l’amarezza per una scena allucinante. «Continuiamo a parlarne – chiarisce Alessandro – non per fare polemiche, ma per far capire come stanno realmente le cose in questa città. Certi episodi di violenza sono sempre più frequenti, eppure carabinieri e polizia hanno le mani legate: sono pochi e magari, quando li chiami, capita che la pattuglia sia già impegnata in un altro intervento».

La situazione è sempre più allarmante perché, nonostante i casi eclatanti come questo siano rari, la percezione della sicurezza nei giovani biellesi è decisamente in calo. «Non si può essere costretti a girare sempre con sei o sette amici per sentirsi al sicuro – si sfoga Alessandro -. Bisogna poter tornare a casa anche da soli e sapere che, in caso di necessità, le forze dell’ordine riescono ad arrivare sempre in tempi utili. Sui volantini del sindaco c’è scritto che Biella è più sicura, ma quando qualcuno rientra con la testa rotta dopo una serata in discoteca, dov’è questa sicurezza?».

Infine una riflessione sugli aggressori, due dei quali sono stati identificati: «Quanto successo – conclude – non deve diventare il pretesto per rivendicazioni di tipo razziale. Però vogliamo che chi commette azioni di questo tipo paghi per ciò che fa. Colpendo qualcuno alla testa con un sanpietrino, puoi anche ammazzarlo. E’ un gesto grave, assurdo e pericoloso».

Tags: aggressione riva, tentata rapina, biella, sampietrini

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