Lettera

«I miei boschi non finiranno mai nel pirogassificatore!»

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Articolo pubblicato il 13-02-2014 alle ore 12:33:55.
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Fa ancora discutere il progetto del pirogassificatore di Andorno

Quando, contattato telefonicamente, venni informato dell’intenzione di impiantare un pirogassificatore negli ex stabilimenti Tessiana di Andorno, pur abitando a poche decine di metri di quota sopra la stessa e ad un centinaio di metri di distanza, non mi preoccupai molto.  Da quarant’anni sono inserito in una società culturale alla quale aderiscono anche dei naturalisti che periodicamente, in occasione dell’avvio di progetti relativi lo scarico rifiuti, l’apertura di industrie chimiche o di lavorazioni “strane”, sono chiamati ad esprimere pareri su inquinamento dell’aria e delle falde freatiche, pericolo di aumento tumori, ecc.

Poi, alle analisi di chi è autorevolmente contrario, vengono contrapposte quelle di chi è egualmente autorevolmente favorevole e nessuno ci capisce più nulla.  Per altro, in famiglia, il 75% dei componenti ha avuto a che fare con il cancro… e il pirogassificatore non c’era ancora (vedasi come possono essere manipolate le statistiche)!

Dopo la telefonata, nella buca delle lettere, ho però trovato una “lettera aperta” a firma di Angelo Leone (dell’amico Angelo Leone) che illustrava l’utilità del pirogassificatore precisando che sarebbe stato alimentato a km 0 e questo mi ha indotto a cambiare radicalmente d’idea.

Pirogasificatore a km 0! Già nella premessa viene sottolineato che la Valle Cervo non è sufficiente a garantire un funzionamento costante ed il bacino d’alimentazione viene perciò esteso a tutto il biellese.

Ma i boschi del biellese non sono equiparabili a quelli del Canada o della Finlandia e nemmeno della vicina Austria!  Confesso perciò che non sono in grado di valutare matematicamente quanto legname utile ci sia nel biellese né di quanto ne serva per far funzionare il pirogassificatore con continuità ma, proprio per questo, vorrei poter consultare il “piano industriale” della nascente attività…sempre che questo sia stato redatto (cosa in cui il dubbio che non lo sia stato è molto prossimo alla certezza)!

La mia famiglia possiede, nel biellese, una decina di ettari di terreni boscati e non mi risulta che a qualcuno sia stata richiesta la disponibilità a cedere detti boschi…alcune telefonate e ho avuto conferma che nessun altro proprietario è stato interpellato! Si pensa forse di espropriare detti boschi?

Inoltre, oggi, affacciandomi alla finestra ammiro tutte le colline e parte delle montagne coperte da boschi…. non vorrei, tra dieci anni, vederle spoglie e butterate da frane più o meno grandi. E non vorrei temere, più di quanto non faccia ora, il quarto o quinto giorno di pioggia continua. 

Quanto spende in danni la regione a noi vicina che ha depauperato il territorio per incrementare  l’urbanizzazione? Quaranta posti di lavoro sono certamente importanti,  ma se invece d’investire in un pirogassificatore, di molto dubbia utilità sociale, s’investissero per trasformare il biellese in un giardino?  Se a tal proposito serve qualche idea sono in grado di fornirla…

Caro Angelo (ti conosco e non metto in dubbio la tua buona fede) devi pretendere che sia discusso un piano industriale in cui la matematica dimostri la sostenibilità dello stesso, in cui sia precisato il programma di reimboschimento con l’indicazione delle essenze che si ritiene di impiantare, con chi, quando, e come si curerà  e seguirà la crescita, quante piste dovranno essere aperte per il trasporto del legname, ecc..  Se questi calcoli quadreranno, sarò lieto di passare al resto del tuo documento, sperando nel frattempo che lo stato in cui viviamo sappia, oltre che a garantire gli interessi di qualche “amico”, definire con autorità quando un’attività, anche se molto remunerativa, è pericolosa per la gente (casi Casale, Taranto, ecc., ecc., ecc.)

P.S.  I boschi ricadenti sotto la mia “autorità” non finiranno mai nel pirogassificatore!!! Quanti altri la pensano come me???

 

Renato Sella

 

Tags: Redazione, Andorno

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