Vogliono raggiungere parenti e amici che vivono in altri Paesi europei

I 30 migranti arrivati stamattina se ne sono già andati

Dopo i 15 profughi giunti nella notte tra venerdì e sabato, stamattina nella ex scuola di via Coda, a Chiavazza, sono state accolte altre trenta persone. Una sosta breve la loro, anzi brevissima: se ne sono già andate.

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Articolo pubblicato il 17-05-2015 alle ore 00:00:00.
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La struttura di via Coda nella quale sono stati accolti

Dopo i 15 profughi giunti nella notte tra venerdì e sabato, stamattina nella ex scuola di via Coda, a Chiavazza, sono state accolte altre trenta persone, la cui sosta è stata però breve, anzi brevissima: se ne sono già andate.

Si tratta di un gruppo di eritrei di religione cristiana che si trovava a bordo della nave Espero della Marina militare. Sono sbarcati ieri a Reggio Calabria insieme ad altre 600 persone. In città sono arrivati otto minori, tra i quali anche bimbi di pochi anni, e diverse donne, di cui due incinte. Giunti a Chiavazza, hanno subito spiegato di voler andare via, di essere intenzionati a raggiungere amici e parenti in altri Paesi europei. E così qualche ora dopo si sono rimessi in cammino.

"Noi gli abbiamo dato un pasto e dei vestiti - spiega Daniele Albanese della Caritas -, poi hanno avuto la possibilità di usufruire delle docce e sono stati nuovamente visitati.  Abbiamo fornito l'accoglienza migliore possibile, ma è chiaro che non possiamo né trattenerli né accompagnarli".

Nemmeno le forze dell'ordine, infatti, possono imporgli di restare perché sono liberi di muoversi sul territorio. Il problema si pone quando raggiungono la frontiera e tentano di uscire dall'Italia, un'impresa non facile che li costringe spesso ad affidarsi ad altri trafficanti o "pseudo-amici", il più delle volte italianissimi.

"Il discorso delle quote europee - spiega Albanese - ha anche questo scopo: assicurare a queste persone la possibilità di spostarsi in modo regolare in Europa. Molti di loro, in particolare eritrei e siriani, quando arrivano qui hanno già dei contatti in altri Paesi, ma diventa difficile raggiungerli".

Tags: migranti, trenta eritrei a chiavazza, biella, caritas

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