Vittima una donna biellese che ha portato il caso al tribunale del malato

«Hanno aspettato cinque mesi per dirmi che avevo un tumore»

Diagnosi di tumore maligno con cinque mesi di ritardo. «È capitato a una donna biellese che ora vuole chiarimenti: Non mi sento di lasciar perdere perché quello che è capitato a me non deve succedere più a nessun'altra donna».

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Articolo pubblicato il 04-09-2015 alle ore 13:35:03.
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Foto di repertorio

Diagnosi di tumore maligno con cinque mesi di ritardo. È capitato alla sessantenne Ivana N. che segnala la mancata osservanza delle regolari procedure da parte dell’Asl di Vercelli, da cui dipende l’ambulatorio di Coggiola.

La storia ha inizio ai primi di ottobre del 2014 quando la signora riceve la lettera d'invito a svolgere il consueto pap-test triennale per la prevenzione dei tumori all'utero. Come indicato, si reca presso l'ambulatorio di Coggiola per effettuare l'esame. Al termine riceve le rassicurazioni del personale medico incaricato che tra l'altro le comunica che, a causa della scarsità del campione di cellule rinvenuto, eventualmente avrebbero ripetuto il test più avanti. A novembre riceve una lettera d'invito a svolgere ulteriori esami d'accertamento a febbraio.

Proprio a febbraio Ivana, dopo essere stata sottoposta alla colposcopia e alla biopsia, scopre di avere un tumore maligno. Diagnosi che era già stata fatta a ottobre, ma che non le era stata comunicata. «Perché non sono stata avvisata subito?!» si domanda ancora oggi la donna. La procedura, infatti, stabilisce che in caso di risultato dubbio il centro di screening contatti telefonicamente il paziente per effettuare ulteriori approfondimenti diagnostici. E trattandosi di prevenzione itempi dovrebbero essere celeri.

Nonostante tutto la vicenda ha avuto un lieto finegrazie a un'operazione risolutiva che non ha richiesto terapie oncologiche successive.

Tuttavia, eliminato il tumore, le perplessità sono rimaste: «Probabilmente se mi avessero comunicato subito la diagnosi non avrei dovuto subire un'isterectomia totale, ma sarebbe bastata una conizzazione, cioè solo un'asportazione parziale del collo dell'utero».

A partire da queste riflessioni, ha scritto una lettera per denunciare l'accaduto al Tribunale dei diritti del malato e ha ricevuto una risposta di scuse per il “disagio”. «Questa risposta da parte delle autorità competenti mi ha deluso. Il ritardo della diagnosi di un tumore può essere definito semplicemente “disagio”? Credo sia riduttivo. E poi hanno anche fornito delle spiegazioni false, hanno scritto che sono stata io a richiedere lo spostamento dell'appuntamento, ma questo non corrisponde al vero. Non mi sento di lasciar perdere perché quello che è capitato a me non deve succedere più a nessun'altra donna».  

Tags: diagnosi tumore in ritardo, coggiola, tribunale malato

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