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Grande Biella, piccoli politici

La rubrica di Roberto Pietrobon

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Articolo pubblicato il 15-08-2017 alle ore 08:30:00.
Roberto Pietrobon
Roberto Pietrobon

 “Piccoli passi verso la grande Biella” leggevamo sei mesi fa quando venne istituita la gestione congiunta del corpo di Polizia Locale tra il nostro capoluogo e il comune limitrofo di Gaglianico. Sei mesi nei quali le pattuglie e gli uffici comunali si sono “dati una mano”. Mesi nei quali si sono sperimentate forme di collaborazione e sinergia come fanno, da anni, i piccoli comuni condividendo appunto vigili, personale d’ufficio e, addirittura, il Segretario comunale. Nulla di rivoluzionario se, per rivoluzione, intendiamo una fusione “soft” tra il capoluogo e i paesi vicini in previsione della “Grande Biella” così come fantasticato, negli anni, da moltissimi politici di destra e di sinistra, buon ultimi quelli del PD.

 

Peccato che le fanfare con le quali i sindaci Cavicchioli e Maggia, ieri l’altro, hanno annunciato il prosieguo della collaborazione tra le due Polizie abbia ben altra genesi.

 

Venerdì scorso, infatti, l’opposizione leghista nei consigli comunali di Biella e Gaglianico denunciava che la suddetta convenzione fosse scaduta dal 31 luglio. Un buco di un paio di giorni che però è stato tappato solo dopo la denuncia della minoranza che - come dovrebbe sempre essere - ha svolto efficacemente il suo ruolo di “cane da guardia”.

 

La domanda però, a questo punto, sorge spontanea: se non ci fosse stata l’opposizione, le giunte PD di Biella e Gaglianico avrebbero rinnovato la convenzione? Le possibili contravvenzioni fatte dai Civic fuori dal proprio territorio nei primi giorni di agosto son valide? Come si può parlare di “Grande Biella” se tra funzionari, sindaci e assessori non ci si è accorti che una convenzione, così enfatizzata, era giunta al termine? Che senso ha fare comunicati autocelebrativi solo per fare il controcanto, sui giornali, alle minoranze?

 

Più che parlare di “Grande Biella” dovremmo parlare di “piccoli politici” che mal sopportano la cattiva pubblicità provocata dalla loro stessa insipienza e che - piuttosto di ammettere un errore – raccontano una realtà che i fatti si sono già incaricati di smentire. Un nuovo segnale di quanto in basso stia finendo la gestione della cosa pubblica, qui come altrove.

 

Roberto Pietrobon

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