La storia strappalacrime di Gerolamo

Ero piccolo e non facevo danni, perché mi avete ucciso?

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Articolo pubblicato il 25-04-2016 alle ore 09:14:27.
Ero piccolo e non facevo danni, perché mi avete ucciso? 4
Un cucciolo di cinghiale

E’ improbabile ed inusuale che un cinghiale scriva ad un giornale ed in effetti, io,  Gerolamo, non so scrivere ma ho trovato chi lo può fare per me.

Circa 4 mesi fa mi sono trovato da solo, nei boschi intorno a Strona: da più giorni la mamma non compariva – cacciatori? automobile? chissà! I miei fratelli se ne sono andati, spero che siano ancora vivi perché allora non eravamo ancora in grado di provvedere a noi stessi e la fame era comunque tanta. Ho vagato giorni interi per il bosco senza trovare nulla da mangiare: qualcuno mi ha parlato di tuberi, radici, ghiande ma a me allora proprio non piacevano, mi piaceva il latte della mamma, ed avevo sempre più fame.

Una sera mi avvicino ad una casa – si chiama così- ed ero proprio disperato: alzo gli occhi e da un balcone vedo esseri nuovi e diversi che mi guardano ma si sa che i cuccioli non riconoscono il pericolo, era tutto nuovo per me. Pochi attimi e due di loro si avvicinano con un scodella: che fare? Scappare? Affrontarli con coraggio? – ma erano almeno dieci volte più grandi di me – fingere di essere morto? Mi tremavano le zampe, ma forse più a causa del digiuno che della paura – si dice che i cinghiali, anche piccoli, non devono avere paura -. Mi depositano davanti al muso una ciotola piena di qualcosa che assomigliava molto al latte della mamma: che fame! Coraggio, ci provo tanto più morto di così! Al primo tentativo rovescio tutto quanto eppure lecco quello che rimane sul terreno mentre uno dei due esseri strani se ne va e torna con un’altra ciotola piena. E’ buono ! Non proprio come quello di mamma ma è buono eppoi la fame... Finisco tutto in pochi attimi.

Loro se ne vanno, gentili, senza spaventarmi, anzi mi piacciono tanto. E’ sera e vado a dormire nel bosco anche se, da solo, un poco mi fa paura. Però domani torno, sono simpatici, il latte mi piace e sono così strani. In pochi giorni mi faccio altri amici: tutti cercano di fare qualcosa per me anche se, qualche volta, cercano di darmi da mangiare cose strane che non riesco a cacciare giù. Sono piccolo, non sono capace di grufolare, nessuno me lo ha insegnato, non rovino gli orti – è presto, nessuno ha ancora seminato – e non faccio rumore.

Pian piano cresco ma ancora non faccio paura a nessuno e questi umani mi piacciono, mi pare di essere uno di loro e quando li incontro non mi nascondo. Eppure un giorno, a due passi dalla casa, sento un fracasso tremendo e muoio abbattuto da esseri uguali a quelli che mi avevano nutrito ed ai quali volevo bene: chissà che cosa avevo fatto di male.

Dove sono adesso mi hanno spiegato che quella è la giustizia degli uomini. Grazie a chi mi ha voluto bene ed a chi scrive per me.

Andrea Scribanti

(Portavoce degli amici di Gerolamo)

P.s. noi siamo quelli che scrivono al posto di Gerolamo e questa storia, vera, non ci piace proprio e ci piacerebbe capire, per esempio, se un animale così “ pericoloso “ non poteva essere catturato e trasferito dove non potesse causare danni. A risentirci.

 

 

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