Parla Francesco Montoro, presidente del Gruppo Eurotrend

«Ecco come hanno sprecato i soldi del Belletti Bona»

Intervista al presidente di eurotrend, Francesco Montoro

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Articolo pubblicato il 23-02-2015 alle ore 00:00:00.
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Francesco Montoro

biella (ces) Futuro incerto, passato contrassegnato da un veloce quanto impensabile declino e presente nella bufera. Le coordinate temporali del Belletti Bona raccontano impietosamente la situazione che sta attraversando quello che era uno dei fiori all’occhiello della nostra città in ambito assistenziale. Come siamo arrivati a questo punto? Lo abbiamo chiesto a un esperto del settore: Francesco Montoro, presidente del Gruppo Eurotrend che gestisce, in tutta Italia, circa un’ottantina di case di riposo attraverso più di duemiladuecento soci – lavoratori per un fatturato annuo complessivo che si aggira attorno ai 45 milioni di euro.

Presidente, che idea si è fatto della vicenda Belletti Bona?

È noto che dopo la gestione di Pietro Policante qualcosa è andato storto nella riorganizzazione dei servizi socio assistenziali e di accoglienza e reception della Struttura. Ritengo che la responsabilità sia prevalentemente politica perché la scelta dei successori di Policante è sempre ricaduta su persone che non erano in possesso delle necessarie competenze per gestire una struttura complessa come quella del Belletti Bona. Il presidente nominato dopo Policante ha manifestato da subito l’intenzione, per altro da me più volte denunciata, di ridiscutere la gestione della casa di riposo nonostante l’elevata qualità dei servizi resi agli ospiti. A scanso di equivoci, chiarisco e ricordo che all’epoca questi servizi erano gestiti da Eurotrend e quindi posso raccontare a ragion veduta i fatti occorsi.

Cosa può aver portato a un simile dissesto?

Secondo me tutto è iniziato con l’indizione di una gara d’appalto che, grazie all’indicazione di determinati requisiti di partecipazione, di fatto impedivano alla mia Società di concorrere. Sarò più esplicito: fino a quel momento i servizi erano stati gestiti da una Cooperativa di Produzione e Lavoro. Il nuovo bando apriva invece la partecipazione alla gara solo a Cooperative di tipo B. Difficile non pensare che tale scelta fosse motivata dalla volontà di agevolare una cooperativa “amica” avente tale requisito. Ritengo chiaro l’intento allora perseguito di tagliare fuori la Cooperativa che stava gestendo i servizi e che, peraltro, grazie alla continuità avrebbe potuto garantire il mantenimento dell’elevato livello qualitativo delle prestazioni. Il prezzo di aggiudicazione di quest’appalto fu decisamente più alto rispetto a quello applicato da Eurotrend. Soldi pagati dai contribuenti a fronte dei quali non è corrisposto alcun miglioramento dei servizi. Anzi. I risultati di queste scelte sono oggi sotto gli occhi di tutti.
La gara d’appalto con cui venimmo elegantemente “buttati fuori” non è l’unico esempio di spreco perpetrato dagli amministratori del Belletti Bona. Prendiamo la gara per il servizio di ristorazione. Chi conosce il settore sa che il costo per tale servizio viene calcolato  sulla “giornata alimentare” che è il costo che il gestore deve prevedere per garantire a ogni ospite  colazione, pranzo e cena oltre all’idratazione di metà mattina e alla merenda del pomeriggio. Il costo medio nazionale della giornata alimentare è di 8 euro: la gara venne aggiudicata al costo di 11 euro. Io non ho mai sentito di ospiti del Belletti Bona che pasteggiano a caviale e champagne, quindi vorrei sapere, come cittadino e contribuente che paga questo esborso immotivato, dove sia finito il surplus. E chi di dovere ha l’obbligo di spiegarlo ai cittadini e contribuenti che pagano le tasse per avere servizi che cattive amministrazioni hanno letteralmente distrutto.
Non voglio entrare nel merito della riorganizzazione della Struttura ma sono noti a tutti, lavoratori e organizzazioni sindacali in primis, casi di elargizioni di premi economici non per meriti ma per amicizia e assegnazioni di ruoli specifici profumatamente pagati.

E poi cosa accadde?

Quando questo Presidente uscì dal Belletti Bona, le sue funzioni vennero assunte da un nuovo Vice – Presidente che rese noto, su La Stampa del 27/06/2012, che le finanze della Struttura avevano accumulato un buco di due milioni e duecentomila euro. Da qui, il nuovo Vice - Presidente annunciò l’intenzione di procedere a un risanamento abbassando le ore di lavoro del personale da 38 a 35 settimanali con sottoscrizione di un diverso contratto e tagliando le prestazioni di figure professionali non necessarie per un risparmio di 450mila euro all’anno. Che equivale a dire che fino ad allora erano stati sprecati 450mila euro annui per professionalità di cui la Struttura poteva fare a meno. Chi erano questi professionisti? Forse “amici degli amici”?
Il resto è storia recente. Ezio Mazzoli, quando ha preso in mano i conti, ha rassegnato subito le proprie dimissioni. L’ultimo Presidente in ordine di tempo ha cercato di tamponare per quanto possibile la situazione e il nuovo Consiglio d’Amministrazione ha avuto il coraggio di ammettere l’insostenibilità della situazione. A questo punto, però, faccio mio il dubbio manifestato dall’avvocato Del Mastro: non è che in questo modo si sta spianando la strada per consegnare gratuitamente il Belletti Bona una nota Cooperativa “amica”?

Cosa farebbe per risolvere la situazione?

Se me ne fosse stata data l’opportunità, avrei avuto la mia ricetta per risollevare le sorti del Belletti Bona. Quando assumo un impegno innanzi alla mia città lo mantengo fino in fondo, come credo di aver dimostrato con la sponsorizzazione a Pallacanestro Biella, una delle poche eccellenze che ancora ci restano. Purtroppo, tra me e la presidenza del Belletti Bona si è frapposto il potere politico: avevo pubblicamente dichiarato che avrei verificato la contabilità degli ultimi anni di gestione della Struttura e che sarei stato pronto, nel caso in cui avessi ravvisato irregolarità, a consegnare alla Procura un dossier per tutti gli accertamenti del caso. Dopo queste mie parole la mia candidatura è stata zittita repentinamente.
Resto convinto che chi ha sbagliato con una gestione “allegra” della casa di riposo debba assumersi le proprie responsabilità e pagare e che chi ha l’autorità per farlo debba assicurarsi che ciò avvenga. Solo dopo un deciso colpo di spugna potremo ripartire, ammesso che rimanga qualcosa da far ripartire.
Voglio però che sia chiara una cosa: io parlo come cittadino biellese e come contribuente, non come Presidente di Cooperativa perché per me il Belletti Bona è un capitolo chiuso tempo fa e la sua gestione non mi interessa in nessuna forma.

m.d.

Tags: Belletti Bona, francesco montoro, eurotrend, intervista montoro

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