Locali notturni in crisi

Dopo Cancello e Mirò chiude anche l'ex Barraca

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Articolo pubblicato il 22-05-2017 alle ore 09:16:59.
Dopo Cancello e Mirò chiude  anche l'ex Barraca 4
Dopo Cancello e Mirò chiude anche l'ex Barraca 4

Tempi duri per le fabbriche nel Biellese. Dopo molte di quelle tessili, tramontate lasciando in eredità casermoni vuoti e nostalgia, ha chiuso i battenti anche quella dell'Oro, dove non si producevano filati o tessuti, ma divertimento. Chi andava in fabbrica in costa di Riva, infatti, non timbrava cartellini, non attaccava fili. Alla Fabbrica dell’Oro si ballava, si ascoltava musica e si beveva, fino a pochi giorni fa. Il mondo del lavoro da un lato, quello della notte dall'altro, due realtà tanto diverse e distanti, quanto simili e vicini sembrano essere i loro destini.

 

A inizio maggio è andato in scena il canto del cigno, l'ultima serata nel locale in cui fin dai tempi del Barraca - e si parla ormai di oltre vent'anni fa - hanno fatto le ore piccole migliaia di biellesi. Tra pochi mesi potrebbe trasformarsi nel Museo della Vespa. Di sicuro, qualunque sia il suo futuro, a settembre non sarà più uno dei pilastri della movida. Dopo Cancello e Mirò, si è dunque arresa anche l'ultima discoteca storica cittadina. A tenere alto l'onore delle disco “in pianta stabile” made in Biella resterà soltanto il Road Runner.

 

Una crisi inarrestabile quella delle discoteche? Un segno dei tempi che cambiano? Lo abbiamo chiesto ad Alessandro Tropeano, celebre dj nonché - più di recente - anima della società “Fabbrica dell'Oro”, che dopo aver abbandonato la location di Riva continuerà comunque a organizzare eventi per tutta l'estate. In attesa di scoprire come si evolverà la situazione e cosa diventerà in autunno il brand.

 

«Abbiamo già portato via impianti e arredi da Costa di Riva - conferma il 33enne -, ci servono per organizzare i numerosi appuntamenti in programma nelle prossime settimane, a partire dalla Notte Rosa. Lasciamo il locale, ma paradossalmente in realtà la stagione è stata buona. Siamo contenti perché siamo riusciti a fare serate di discreto livello e con una buona affluenza di persone. Il problema è che al giorno d'oggi è sempre più difficile tenere in piedi una discoteca. Devi investire il massimo delle energie per ottenere il minimo risultato economico. Rispetto a qualche anno fa è cambiato tutto».

 

Tanto si è detto, da questo punto di vista, ma tanto resta da dire. Tropeano, ballerino e dj con un trascorso ormai pluridecennale nel mondo del divertimento della notte (dai primi passi in radio, alle serate al Galileo, fino alla rinascita della Folle Notte del Piazzo, passando per decine di esperienze accumulate negli anni - ha un curriculum lunghissimo nell’ambito dell’organizzazione di eventi) ha una sua chiave di lettura, peraltro meno pessimistica di quanto ci si possa aspettare. Nonostante la chiusura del capitolo nell’ex Barraca.

 

«Ci sono tanti fattori in ballo - spiega -, alcuni apparentemente insignificanti e invece determinanti. Ormai, ad esempio, la gente finisce di lavorare sempre più tardi. Questo ha modificato abitudini e orari: l'apericena a sua volta inizia e finisce più tardi e anche il tempo trascorso in cocktail bar come Galileo e Walhalla è diverso. Se prima le persone andavano a ballare a mezzanotte, adesso gli adulti non ci vanno prima delle 2». Significa minor tempo trascorso in discoteca, meno bevute e, inevitabilmente, incassi inferiori per i gestori. E questo anche se esiste una prima parte della serata dedicata agli adolescenti.

 

«Vero - conferma Tropeano -, quest'anno ad esempio siamo riusciti a fidelizzare una clientela più giovane. E va benissimo. Però per ovvie ragioni i giovanissimi tendono a spendere meno e hanno più problemi con l'ingresso a pagamento. Senza contare che non serviamo alcolici ai minorenni».
Economicamente parlando, dunque, gli adulti diventano fondamentali, ma come detto le loro abitudini sono cambiate: «Quelli che vengono - ribadisce il dj biellese - arrivano tardi, altri invece alle 2 vanno direttamente a casa. Si tratta quindi di una clientela che entra nel locale quando tendenzialmente ha già speso il “budget” della serata. Oppure, in ogni caso, tende a non bere  perché magari dopo un'ora deve rimettersi al volante. Alla luce di tutto ciò serve un'ottima stagione per portare a casa il minimo risultato. Non è più come qualche anno fa».

 

Un altro aspetto interessante è quello legato all’impatto di social network e nuove tecnologie. Secondo Tropeano hanno accelerato il declino delle discoteche intese in senso tradizionale: «L’influenza dei social si riflette un po’ su tutti i locali. Una volta erano veri e propri luoghi d'aggregazione e avevano anche una funzione “sociale”: se avessi visto una ragazza in discoteca o al pub il venerdì sera, ci sarei tornato nella speranza di ritrovarla, perché magari non avevo altre possibilità. Oggi evidentemente è tutto diverso, incontri e relazioni nascono e si sviluppano anche su altri canali. Quella funzione si è andata perdendo».

 

Lo stesso discorso vale per la musica: «In passato andavi in discoteca anche per sentire determinati brani, alcuni vinili che poteva proporti solo il dj. Oggi chiunque ha accesso a qualsiasi tipo di canzone e brano senza problemi e in qualsiasi momento».

 

E’ in questo contesto di cambiamenti che, con l’evolversi dell’idea di discoteca, tenta di evolversi e rinnovarsi la stessa Fabbrica dell'Oro, una società attualmente portata avanti oltre che da Tropeano, anche da Patrick Scoleri, Simone Raisi, Alessio Albanese e Ugo Orsini. E’ in questo senso che la visione di Tropeano non è pessimistica. Chiuso di Riva, infatti, è solo un capitolo che si chiude. Ce ne saranno altri. «Non abbiamo più una casa fissa - chiarisce Tropeano - e non è detto che ne avremo una in futuro, ma la società esiste tuttora. Siamo più attivi che mai e lo saremo come sempre per tutta l'estate, organizzando eventi e portando il nostro staff e il nostro logo in giro per il Biellese. Sempre con lo stesso gruppo - dai baristi al lavabicchieri -, una squadra rodata che lavora insieme da anni, si conosce e garantisce una certa qualità. Poi in autunno tireremo le somme e faremo tutte le valutazioni del caso per decidere se e come continuare. Insomma la storia non finisce, semplicemente cambia e si rinnova».

 

Matteo Floris

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