Due penny su di me, la rubrica di Silvia Serralunga

Donne che odiano le donne

Quante volte Pesca ha incontrato sul suo cammino titolari senza scrupoli, menefreghisti, pretenziosi all’inverosimile?

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Articolo pubblicato il 21-11-2014 alle ore 00:00:00.
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Silvia Serralunga

Se Pesca lavorasse in un covo di arpie, probabilmente, ad ogni  caffè delle 11 in punto, dovrebbe accertarsi che nella sua tazzina non vi siano tracce di correzione all’acido muriatico. Nella più crudele delle ipotesi, sarebbe la chimica a spedirla all’altro mondo, e non solo la cattiveria di una qualunque invidiosa, che corrode più di un veleno. La peggior disgrazia da augurare al peggior nemico non è tanto un attacco di incontenibile dissenteria nei sudici bagni del locale gremito, e non è nemmeno pizzicare la cronologia di sms compromettenti tra il partner X e un elemento Y casuale, la classica prima che passa al convento, no. La migliore delle peggiori sciagure da tirar dietro a chi davvero non c’é verso di tollerare, è proprio condividere il full time lavorativo, ogni stramaledetta mensilità, con gli scarti dei più infimi colleghi sul mercato che possano esistere. Puoi anche essere remunerativamente soddisfatto del tuo lavoro, ma se chi divide la scrivania con te ti fa sputare sangue ad ogni respiro, non ci sono cifre che tengano.

Quante volte Pesca ha incontrato sul suo cammino titolari senza scrupoli, menefreghisti, pretenziosi all’inverosimile? Alla fine, questa è sovente la prassi, e rari sono i casi in cui l’eccezione non conferma la regola. Se capiti male, non solo sei soggetto alla violenza psicologica inflittati da chi che nelle tasche ha le chiavi del portone della tua seconda (??) casa. In molti casi, e quello che mi lascia perplessa è proprio questo, il mobbing parte da coloro che dovrebbero esserti solidali, tendendoti la mano e strizzandoti l’occhio quando il boss gira i tacchi. I colleghi: arma a doppio taglio. Suppongo che pressoché ogni distributore automatico di snack nei corridoi dei nostri uffici, assista quotidianamente agli sketch biellesi stile Camera Cafè. C’é la Luisellona, che con la sua voracità e il suo stomaco di ferro troverebbe gustose anche le Bic blu. Innocua. C’é il Paolini, quello alto, magro, stempiato e con la lingua consumata dal troppo lucidare le scarpe: non le sue. Vecchio cliché. C’é la signora Ambrogio, che davanti è tutta un elogio, e dietro..la rima con “-gio” non mi viene. Giuda. C’é Arturo l’arrivista, che a tirare secchiate di fango in testa ai collaboratori è lo specialista. Patetico. C’é la bella Carolina, conosciuta anche come “La Caro”, che fa la splendida con tacchi 12 stiletto Louboutin anche quando fuori tuona.  Non saprei come definirla elegantemente, però ha nel cassetto una laurea alla Bocconi.

E’ implicito che sto generalizzando una situazione, da tempi immemori, trita e ritrita. Trovo, invece, meno trito e ritrito, ma negli ultimi tempi fenomeno dilagante, la scarsa solidarietà tra donne. Non so come si vivesse la cooperazione femminile 20 o 30 anni fa, e non so se già all’epoca il pacchetto “La Vicina di Scrivania Perfetta” offrisse di serie un set di coltelli per sfilettare carne umana, oppure no: faccio parte di questo mondo crudele da troppo poco tempo per sentenziare. Non voglio alludere a invidia o a cattiveria conseguente l’invidia, ma talvolta percepisco con dispiacere che di donne che riconoscano una qualche competenza, o bravura che sia, in altre loro simili ce ne sono sempre troppe poche. O entri nelle mie grazie, oppure puoi anche avere capacità, sì, “ma intanto hai un culo pieno di cellulite, brufoli in faccia, denti storti, un cervello pari a una nocciolina, e per fare quello che fai chissà a quale Signor Rossi l’hai data”.

Ammettere che possa esistere chi indossa i collant allo stesso modo in cui li indossi tu, ma più capace di te in qualcosa, qualunque cosa, anche la più inutile e stupida cosa al mondo, ci crea un’immensa fatica. Non per tutte sarà come noto io, è indubbio, ma certi desideri di primeggiare in ogni frangente - se posso permettermi di definirli così - distorcono sovente la realtà, mostrandoci un po’ quel che vogliam vedere noi. E pensare che lavorativamente parlando e non, valiamo un milione di volte più degli uomini. Per tutto e in tutto. Sono queste cazzate che ci fregano.

Silvia Serralunga

La rubrica di Silvia Serralunga verrà anche pubblicata anche sulla Nuova Provincia di Biella in edicola domani.

Tags: Due penny su di me, Silvia serralunga, rubrica Serralunga

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