Parla Adriano Chiò da trent’anni impegnato a studiare la malattia

“Contro la Sla un filo di speranza”

Trent’anni di vita passati a studiare la Sla. Adriano Chiò, biellese, lavora al dipartimento universitario di neuroscienze Rita Levi Montalcini della Città della Salute. Nei giorni scorsi è stato ospite dell’associzaione Nuovamente

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Articolo pubblicato il 16-06-2014 alle ore 00:00:00.
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Francesco Montoro e il dottor Adriano Chiò

Trent’anni di vita passati a studiare la Sla. Adriano Chiò, biellese, lavora al dipartimento universitario di neuroscienze Rita Levi Montalcini della Città della Salute. Nei giorni scorsi è stato ospite dell’associzaione Nuovamente. "Studio questa malattia - racconta - da quando ero  giovane. Il mio professore mi assegnò una tesi sulla sclerosi laterale amiotrofica. Da allora non ho mai smesso".

L'ultima scoperta che l’ha portato sulla copertina di Nature è particolarmente significativa, ma quante sono le tappe davvero importanti verso?
"Direi la scoperta di cinque o sei geni, gli altri si possono considerare minori. Il primo traguardo importante è del 1993".

Sappiamo qualcosa in più dei fattori ambientali - per molto tempo si è parlato dei campi di calcio - che possono rappresentare una concausa per l'insorgenza della malattia?
"Stiamo lavorando ad un grande studio che sarà pronto fra un anno, con il monitoraggio di 1600 pazienti in tutto il mondo. Da questa ricerca dovrebbero uscire delle risposte. Purtroppo di sla si muore ancora".

Quest'ultimo studio è stato condotto da un team americano e italiano, con 18 centri coinvolti in Italia. In questo campo soffriamo di complessi di inferiorità?
"Niente affatto. Con gli americani lavoriamo benissimo. Negli Usa ci riconoscono la conoscenza dettagliata dei casi dei nostri pazienti. Questo è possibile grazie al servizio sanitario nazionale. Un sistema che funziona. Qui alle Molinette abbiamo creato un registro dei pazienti già nel 1995".

Quanto è costato questo studio e chi lo ha finanziato?
"Circa 1 milione e 600mila euro con finanziamenti di Aritare della Fondazione Vialli-Mauro, del ministero della salute, della Federazione italiana gioco calcio, della Cattolica di Roma".

Nessun contributo dalla Regione Piemonte?
"Da 4 anni la Regione non ha più fatto bandi di ricerca. Prima ci davano 3 o 4 milioni. Non moltissimo, ma un contributo che aveva valore simbolico, dimostrava interesse. La Regione ha fatto molto con l'assessorato al welfare diretto da Raffaella Vitale che ci segue con passione. La partecipazione ad un bando nazionale ha permesso di ottenere 2 milioni di fondi per l'assistenza domiciliare. Così possiamo contare su un servizio di telesorveglianzache si è rivelato utilissimo".
Quanti sono i malati di Sla in Italia e in Piemonte?
"Sono 5mila in tutta Italia, 450 qui da noi. Di questi il 70 per cento si cura alla Città della Salute. Un 20 per cento a Novara".

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