La paga del sabato

Cercasi pifferaio magico

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Articolo pubblicato il 02-02-2014 alle ore 09:49:37.
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Giuliano Ramella

Nell'Anno del Signore 2014 la città di Biella, come la Hamelin  dell' anno 1284, era invasa dai topi che avevano assunto sembianze di bubboni purulenti, di problemi avvolti nel buio dell'angoscia.  I problemi, talvolta, sono come gli scarafaggi: se li porti alla luce si spaventano e scappano.  Ma questi no, anzi, più li illuminavi e più incrudelivano: i suicidi, i disoccupati, le imprese morte o in agonia, la povertà crescente, il futuro come un buco nero.   Il 26 e 27 maggio di quell'anno i pifferi della città dovevano scegliersi, mediante una stanca liturgia chiamata elezione, il pifferaio che li avrebbe suonati nel successivo quinquennio. 
Molti sostenevano che occorreva sostituire il pifferaio in carica, un piacione Gentile che aveva sedotto i pifferi ma non i topi che diventavano sempre piu voraci e grassi. 
 

Era necessario, si sosteneva, che il nuovo pifferaio (magari, come si diceva allora, un Papa straniero come quello ingaggiato da Hamelin il 26 giugno del 1284, giorno di Giovanni e Paolo)  con le proprie melodie attirasse i topi/problemi nella gola del Gorgo Moro affogandoli nella lama.  O, perlomeno, uno che ci provasse, o desse l'illusione di volerlo fare offrendo un po' di sogno e di utopia. 
Da tempo il Paese era ammaliato da un trio di pifferai ciascuno con un proprio folto seguito di pifferi: non avevano sterminato i topi, anzi, ma davano la sensazione di saperlo e volerlo fare, e tanto bastava per rendere felici, speranzosi e perfino battaglieri i pifferi.  Perchè, nell'Anno del Signore 2014, la stessa cosa non poteva accadere a Biella?  Si avviarono consultazioni, si fecero pubbliche audizioni, si raccolsero segnalazioni e si pervenne all'individuazione di cinque soggetti tra cui scegliere, mediante un rituale nomato primarie, il pifferaio rosato supremo da contrapporre a quello azzurrato in carica.  La lotta fu epica e senza esclusione di suoni: crome e biscrome, stecche e pernacchie, rutti e peti, nulla fu evitato per conquistare le orecchie, i cuori  e l'olfatto dei pifferi cittadini. 
Scesero in campo anche vecchi tromboni, bombardini di rincalzo, trombette, chitarrine e pianole.  Fu dato fondo a tutto il repertorio delle serenate, dei canti degli alpini, degli stornelli grevi e degli inni sacri alla Madonna d'Oropa.  Ma il pifferaio Gentile, con suoni e soprattutto baci e abbracci, aveva per cinque anni aguzzato le gonadi alle piffere e attenuato le disfunzioni erettili dei pifferi, avvincendoli saldamente alle proprie melodie.  Vinse, la musica continuò e anche i topi festeggiarono scatenandosi in una danza allora in voga chiamata bunga bunga. 
  (giulianoramella@tiscali.it)

Tags: Giuliano Ramella

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