Alasinistra - di Roberto Pietrobon

C'è posta per Biella

Come residente del Piazzo ho firmato, convintamente, la petizione per scongiurare la chiusura del nostro ufficio postale. Così come hanno fatto le centinaia di altri residenti del Biellese e di tutta Italia che si sono mobilitati contro la chiusura degli

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Articolo pubblicato il 25-03-2015 alle ore 00:00:00.
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Roberto Pietrobon

Come residente del Piazzo ho firmato, convintamente, la petizione per scongiurare la chiusura del nostro ufficio postale. Così come hanno fatto le centinaia di altri residenti del Biellese e di tutta Italia che si sono mobilitati contro la chiusura degli sportelli “periferici”.

Lo so, a fronte dell’esiguità dei servizi che attualmente si svolgono presso le Poste, i famosi (e troppo spesso famigerati) criteri di economicità vanno a farsi benedire.

Però non sfugge, a nessuno che abbia una minima percezione della comunità nella quale vive, quanto invece essi rappresentino un avamposto dello Stato, una presenza “di servizio” anche solo rassicurante. Per questo bene hanno fatto tutti i soggetti politici e amministrativi del Biellese a gioire per questa, momentanea, marcia indietro di Poste Italiane.

 Un po’ triste, invece, la rivendicazione fatta da molti sul proprio, fondamentale, contributo in merito. Il rinvio di due mesi, se di merito vogliano parlare, è da attribuirsi a tutte le amministrazioni locali e alle loro rappresentanze: dall’Anci nazionale alla Conferenza delle Regioni.

Magari il Biellese fosse riuscito a fare davvero lobby territoriale e ad ottenere, per il nostro territorio, questo risultato! Oggi non dovremmo fare i conti con la scelta, rifiutata da tutti (o quasi) a gran voce, in merito alla realizzazione della diga in Valsessera. Così come, indipendentemente dal giudizio di merito, sta avvenendo sulla Pedemontana, con effetto uguale e contrario.

Il Biellese ricco e industriale non c’è più o, meglio, non ha più i famosi (o famigerati) corpi intermedi che sono in grado di spingere la politica ad ottenere risultati positivi per questa terra. Le monarchie industriali biellesi sono in ritirata da almeno un decennio e gli altri o hanno delocalizzato la produzione da tempo o, peggio, sono stati schiacciati dalla crisi. Se non c’è sistema c’è solo il bisogno di sopravvivere (al peggio per i più) alla tempesta economica, sociale, occupazionale e alla fine della comunità stessa. Per questo la  politica biellese è come un vecchio circuito chiuso che non ha nessuna'altra possibilità che accendere se stessa e sperare che almeno i propri concittadini la vedano. Tutto fumo senza neanche un grammo di arrosto.

Non saremo invasi dai carrarmati alle porte, non saremo colonizzati da pericolosi Tuareg accampati sotto le nostre mura; continueremo, semplicemente, la lenta eutanasia alla quale pare destinato il nostro Biellese.

Roberto Pietrobon

www.alasinistra.org

Tags: Alanistra, Roberto Pietrobon, rubrica pietrobon

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