Andrea Lavino, Marco Cassisa e il cerchio magico di Cavicchioli

Cari compagni, ecco come ottenere un orgasmo suonando il flauto in via Italia

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Articolo pubblicato il 13-07-2017 alle ore 16:53:06.
Cari compagni, ecco come ottenere un orgasmo suonando il flauto in via Italia 2
La flautista Elisa

I superbi. Il web ne è pieno. Persone spesso senza arte né parte, che vivono pontificando. Scrivono su Facebook le peggiori puttanate e raggiungono un orgasmo ogni cento visualizzazioni. Peccato che a cento like non  ci arrivino quasi mai perché sono sfigati. Ma loro non lo sanno. Loro pensano di essere dei guru. Come quel tale, Andrea Lavino, che espone nella sua edicola  (in passato gestita con infinita maestria dal papà) un cartello con il quale invita i clienti a non dare soldi a Elisa, la ragazza che suona il flauto in via Italia.

Elisa non è "negra" e quindi quell'altro fenomeno del web che si chiama Giacomo Moscarola, leghista che ce l'ha duro come Bossi quando prendeva le pillole azzurre anziché rubare, questa volta non interviene. A difesa di Lavino arrivano  però  gli esponenti del cerchio magico del sindaco Marco Cavicchioli. E i loro ascari. Ad esempio, tanto per fare un nome,  Marco Cassisa, "consulente di fundraising comunicazione marketing sociale per il Nonprofit", consulente - ovviamente - anche di Cavicchioli...

E arrivano (in difesa) personaggi, senza arte né parte, che sputano sentenze con la stessa facilità con cui chiedono soldi al Comune di Biella, alla Provincia o alla Fondazione Cassa di Risparmio. Leghisti, berlusconiani pentiti, comunisti da salotto, radical chic, professionisti della solidarietà, amici degli amici stile "mi manda Picone" e - soprattutto - frustrati, cioè gente che - superati ormai  30/35 anni - si sta ancora chiedendo che cosa fare della propria vita.

Superbi. Sanguisughe senza scrupoli. Si attaccano ai corpi dei potenti per succhiare il loro sangue. Anzi, il nostro sangue. Il sangue di chi lavora e paga le tasse. Sono i nuovi mercenari. Il sovrano non li ricambia con terre o titoli. Li paga con appalti. Ma alla fine è la stessa cosa. E loro rendono i propri servigi, con dedizione estrema e lingua calda.

E se l'edicolante - compagno, teorico illuminato della sinistra biellese... - spara sulla pifferaria, tutti a giustificarlo. Perché non si spara sul pianista. Ma sulla pifferaria si può sparare. Soprattutto se a sparare è uno che appartiene a "cosa nostra". E poi la pifferaia non è "negra" e quindi non c'è neppure il rischio di passare per razzisti...

Massimo De Nuzzo

 

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