Intervista a Flavio Chiastellaro, storico fischietto biellese

«Calci, ombrellate e forconi. Una vota finii addirittura all'ospedale»

Non è una novità che nel gioco del calcio si verifichino episodi di scarsa sportività e violenza. Da sempre, infatti, negli stadi d’Italia sono avvenuti casi di prepotenza e violenza, alcuni davvero seri in cui ci sono state perfino delle vittime.

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Articolo pubblicato il 02-01-2015 alle ore 00:00:00.
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Flavio Chiastellaro con il mitico John Charles

Non è una novità che nel gioco del calcio si verifichino episodi di scarsa sportività e violenza.

Da sempre, infatti, negli stadi d’Italia sono avvenuti casi di prepotenza e violenza, alcuni davvero seri in cui ci sono state perfino delle vittime. In diverse situazioni, sono state sospese le partite o addirittura le trasferte dei tifosi per alcuni mesi.

«Una volta a livello giovanile i più scalmanati erano i genitori dei bambini, si trattava di una situazione indegna - ricorda Flavio Chiastellaro, 70enne ex arbitro del biellese, già preside del “Bona”, dell’Alberghiero di Trivero e dell’Istituto Professionale di Mosso -. Io ho smesso a 56 anni di arbitrare per mancanza di forze e voglia di allenarmi, ma nel corso della mia carriera ne ho viste molte di partite disputate senza rispettare il fair-play e soprattutto senza rispetto per me, quindi per l’arbitro».

L’attività sportiva, infatti, sviluppa la persona e la sua stessa personalità. Questo è uno dei valori fondamentali dello sport e del calcio, oltre al divertimento. Allo sport si tende a conferire un valore pedagogico particolare, ritenendolo “componente essenziale della nostra società” , capace di trasmettere valori educativi, tra cui per esempio la tolleranza, lo spirito di squadra e la lealtà.

«Mi ricordo una partita del ’68, a Novara, nel campo dello Sparta. La partita vedeva rivali le squadre Mezzo Merico e Sparta. Nel corso della competizione si è verificato un fuorigioco, un giocatore della squadra ospite è intervenuto in malo modo ed è quindi stato espulso. A questo punto, alcuni tifosi presenti in tribuna hanno abbattuto la rete e sono entrati in campo, attaccandomi. Nonostante i giocatori delle Sparta mi stessero “proteggendo”, sono stato preso a ombrellate e sono stato trasportato al pronto soccorso - continua il giudice di gara -. Un’altra volta, invece, a fine partita ho ricevuto diversi calci, mentre a Saint-Vincent qualche agitato è arrivato addirittura con dei forconi e sono stati accompagnati fuori dai carabinieri».

Si sta verificando un crollo educativo, a volte sono gli stessi genitori a pronunciare frasi tipo “spaccagli le gambe”, tutto questo non è giusto, non è formativo, bisogna entrare nell’ottica che si può vincere, ma si può benissimo perdere.

«Nell’ultimo periodo, un allenatore di una squadra giovanile mi ha detto una frase triste, ma fondamentalmente giusta - prosegue l’ex arbitro -. Mi ha riferito che avrebbe preferito allenare solo ragazzini orfani, perché i genitori non fanno altro che aizzare i giovani calciatori».

La violenza non è certo una novità, ma ultimamente tra calciatori e tifosi sta aumentando anche la maleducazione e la convinzione di avere sempre ragione.

«Dopo aver arbitrato circa 2200 partite, posso dire di sapere come funzionano le cose. In molte occasioni è la figura dell’arbitro a subire minacce - conclude Chiastellaro -. Non mi piace per niente il troppo buonismo del giudice sportivo, che in certi casi riduce le pene. In alcune circostanze si dimostra, secondo la mia opinione, troppo indulgente con i ragazzi».

L’ex giudice di gara, nel corso della sua lunga e importante carriera, si è trovato ad arbitrare perfino una partita di serie B, grazie a un premio alla carriera.

Chiastellaro era quindi un arbitro serio e severo, una persona a cui piaceva che le regole venissero rispettate.

e.p.

Tags: flavio chiastellaro, arbitri, inchiesta arbitri, aggressioni agli arbitri

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