Il commento di Roberto Pietrobon

Buonanno, il tronista della politica

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Articolo pubblicato il 09-06-2016 alle ore 09:01:18.
Buonanno, il tronista della politica 3
Buonanno, il tronista della politica 3

La prima immagine che mi viene in mente pensando a Gianluca Buonanno, sindaco della vicina Borgosesia e europarlamentare leghista, è lui in un manifesto elettorale di qualche anno fa, seduto sul water, nudo con gli occhi fissi all’obiettivo, che dice: “sono sempre a tua disposizione”. In questo messaggio pubblicitario sta tutto Buonanno, il suo essere stato istrionico, sopra le righe, eccessivo, forse sgradevole, ma sicuramente diverso dagli altri politici ingessati e incravattati. Un uomo di popolo, che parlava come il popolo.

Non si contano le sue frasi shock:  stranieri o omosessuali, avversari  o alleati. Per tutti lui aveva il tono sprezzante e quasi sempre volgare del guitto. Eppure il politico valsesiano, morto a Varese domenica pomeriggio in un incidente stradale, era amato, e quasi venerato, dai suoi concittadini.

Si era inventato la qualunque per far parlare principalmente di sé e, di riflesso, della sua terra. Il Sacro Monte di Varallo era il suo faccione che faceva cucù, come i vigili urbani alle porte di Serravalle o i cartelloni pubblicitari dell’Alpàa. Però queste operazioni di marketing avevano ridato un futuro a una zona colpita – come tutta la fascia pedemontana piemontese – dalla crisi del manifatturiero degli anni ’90.


Buonanno era l’abile comunicatore che inventandosi uno sketch dopo l’altro aveva mostrato, oltre se stesso, anche un piccolo lembo di terra sotto le montagne tra il biellese e il novarese, facendolo diventare un luogo “rinomato” e conosciuto. Aveva oltre il consenso della sua gente, anche i denari degli imprenditori della zona che - esattamente come chi lo votava – credevano che lui fosse l’unica strategia per uscire dalla crisi.
In una terra poco abituata ad affidarsi alla politica, Buonanno era la quinta essenza del politico con la P maiuscola. Di fatto, per oltre vent’anni, è vissuto grazie alla politica, ma è riuscito ad apparire diverso dagli altri politici di professione perché, come l’immagine sul water rappresenta plasticamente, lui voleva distinguersi, dimostrare di essere concreto, disponibile, energico, diretto.


Negli ultimi dieci anni fa il salto, prima in Regione poi in Parlamento ed infine a Bruxelles. Qui rompe definitivamente tutti i tabù diventando una via di mezzo tra un tronista di “uomini&donne” e un predicatore americano. Gioca a spararla ogni giorno  sempre più forte, sempre più violenta, sempre più provocatoria. Esterna improbabili posizioni di geopolitica appoggiando una volta Putin e un’altra qualche capo tribale libico. Il suo corpo continua ad essere la sua arma di propaganda preferita coprendosi con il burka o agitando una pistola. La teatralità estrema dei suoi gesti ottiene lo scopo di far parlare, ancora, di sé.
Lui piace e ama piacere. In fondo è questa la vera essenza della carriera di Gianluca Buonanno: cercare e ricercare, in ogni modo, l’applauso. La politica, invece, dovrebbe qualche volta prendersi anche i fischi, gli insulti e le critiche perché non sempre quello che è più popolare è la scelta migliore e non sempre la scelta migliore è quella più popolare.
Tra un paio d’anni sarà interessante capire se di lui rimarrà memoria delle cose fatte quando ha amministrato la cosa pubblica o se resterà solamente l’eco delle sue sparate. Oppure, come spesso accade, tutto verrà risucchiato nel dimenticatoio perché comunque “lo spettacolo” della politica deve continuare.
Roberto Pietrobon
www.alasinistra.org

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