Sempre più frequenti gli episodi disdicevoli in ogni categoria

Botte e insulti, la dura vita dell’arbitro

L’episodio avvenuto tra Ponderano e Parlamento è soltanto la punta dell’iceberg. Situazioni simili si registrano in ogni categoria e in maniera sempre più frequente

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Articolo pubblicato il 02-01-2015 alle ore 00:00:00.
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Botte e insulti, la dura vita dell’arbitro

Fallo, cartellino rosso, espulso. Spesso nel gioco del calcio succede che un giocatore, in seguito a un cartellino rosso, reagisca in malo modo e contesti nella maniera peggiore. Le reazioni spropositate e violente sono ormai presenti nelle competizioni di ogni categoria e ad essere aggrediti sono sempre gli arbitri.

Un esempio? La partita, che vedeva avversari Ponderano e Parlamento, disputata lo scorso 1° novembre. Sono stati molti i falli che l’arbitro ha dovuto fischiare, per questo motivo alcuni giocatori della squadra di Cossato sono stati espulsi, oltre a loro anche il secondo allenatore. Inoltre, a contestare e a far polemiche si sono messi anche i genitori dei ragazzi in questione presenti in tribuna. A fine partita sono dovuti purtroppo intervenire i carabinieri, perché l’arbitro, dopo aver ricevuto diverse minacce, non se la sentiva più di uscire dallo spogliatoio. L’episodio, pessimo esempio di sportività, è avvenuto alla fine di una partita della categoria Juniores.

Sergio Pietrobon, presidente della squadra di Cossato, ha dichiarato che il problema era semplicemente tra il direttore di gara e i giocatori, quando invece anche alcuni spettatori della tribuna hanno alzato i toni e sono stati esagerati.

Sfortunatamente, certe volte, sono anche gli stessi allenatori a inveire in maniera pesante contro gli arbitri. Infatti, l’ultimo episodio è avvenuto poco più di un mese fa, quando in una partita di calcio femminile, che vedeva rivali le squadre di Biellese femminile e Pertusio Victor Favria, l’allenatore di quest’ultima ha protestato con vigore contro il direttore di gara in questione. Anche in questo caso, dopo i forti insulti e le continue minacce, sono stati chiamati a intervenire i carabinieri.

«Bisogna cercare di eliminare una volta per tutte la violenza da ogni genere di competizione sportiva - ha comunicato Sergio Masserano, presidente della sezione di Biella dell’Aia, l’Associazione Italiana Arbitri -. Si deve fare in modo che tutti cambino il modo di vedere le cose, che tutti cambino la prospettiva, bisogna che tutti si mettano per una volta nei panni dell’arbitro. Anche lui ha un hobby, una passione, esattamente come i giocatori».

Al momento sono diciotto i ragazzi che stanno svolgendo il corso, che durerà due mesi, all’Aia di Biella, per imparare a fischiare. Non è vero che “l’arbitro lo fa apposta” o che “l’arbitro ce l’ha con me”, perché una volta si vince e l’altra si perde.

Purtroppo, questi episodi di scarsa sportività si verificano in ogni categoria e in maniera sempre più frequente.

«I genitori, a volte, sono i primi a non rispettare le regole del gioco: esasperano i ragazzini, i quali si sento autorizzati a fare polemica - continua il presidente -. C’è da dire, però, che gli esagerati sono pochissimi, per fortuna, ma a dare un pessimo esempio sono anche le persone presenti in tribuna. Spesso, infatti, ci si insulta anche tra tifosi».

In tutta Italia si verificano spesso episodi di scarsa sportività. L’ultimo caso è avvenuto in Puglia, durante una partita tra giovanissimi. Un arbitro di diciassette anni è stato aggredito dal padre di uno dei giocatori, l’uomo ha invaso il campo e ha picchiato il direttore di gara, mandandolo addirittura all’ospedale. C’è però un messaggio positivo, infatti è stato il figlio dello stesso aggressore, in lacrime, a chiedere scusa per il gesto di esagerata e inaudita violenza del padre.

«Qui a Biella non si temono ancora episodi di questo tipo, fortunatamente l’educazione, per il momento, è ancora di buon livello - prosegue Masserano -. Gli episodi stanno purtroppo aumentando, sono sempre più frequenti. Basta guardare le statistiche della Gazzetta per accorgersi che il grado sta aumentando in tutta la nostra penisola».

Bisogna insegnare ai bambini, fin da piccoli, ad avere rispetto per tutte le persone e a seguire determinate regole. In un contesto sportivo tutti hanno una dignità, bisogna avere rispetto di tutte le componenti del gioco del calcio. Per essere un buon giocatore non basta saper prendere a calci un pallone, serve anche avere la giusta umiltà.
Lo stadio non è il posto giusto per scaricare le tensioni, il concetto di fair-play va rispettato da tutti.

Elisa Porelli

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«Nell’ultimo periodo, un allenatore di una squadra giovanile mi ha detto una frase triste, ma fondamentalmente giusta - prosegue l’ex arbitro -. Mi ha riferito che avrebbe preferito allenare solo ragazzini orfani, perché i genitori non fanno altro che aizzare i giovani calciatori».
Tags: arbitri, botte e insulti, inchiesta arbitri, biella, sergio masserano

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