La nascita del bocciodromo di viale Macallé

Bocce, che passione!

Memoria storica di Roando Magliola

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Articolo pubblicato il 14-04-2014 alle ore 00:00:00.
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Il bocciodromo di viale Macallé

Ricostruire la storia del gioco delle bocce nel Biellese non è impresa facile, dal momento che non ci risulta esistano pubblicazioni ad esso specificamente dedicate o archivi delle società da cui trarre utili informazioni; e se anche si riuscisse ad accumulare materiale sufficiente ad elaborare un racconto esaustivo, non basterebbero certo queste poche righe per riassumerlo. Ci scuseranno quindi i lettori se abbiamo deciso di concentrare la nostra attenzione sulle vicende relative alla realizzazione del vecchio bocciodromo di Biella, che in tempi passati è stato teatro di memorabili sfide e del quale oggi rimane traccia solo nella memoria dei protagonisti o nelle fotografie dell’epoca.

Il gioco delle bocce era ampiamente diffuso sul territorio biellese fin dagli anni successivi alla Prima guerra mondiale; per quanto riguarda Biella città, abbiamo notizia della presenza al Piazzo dell’Unione Sportiva Cervetti, mentre la Società Bocciofila Biellese, fondata nel novembre del 1928 «d’iniziativa di alcuni appassionati di sport bocciofilo» (“il Biellese”, 30.11.1928), aveva come sede il Bar Sport di rione Riva. Durante il fascismo «le bocce – ha scritto Ugo Mosca (“Biella nel ’900: fatti, personaggi, immagini”, vol. 2, Lineadaria Editore, Biella 2008) – da disciplina sportiva vennero declassate a gioco ricreativo, tipico del dopolavoro, dello svago, del passatempo. Per contro, il gioco ebbe uno sviluppo incredibile per effetto delle disposizioni che lo imponevano nei circoli, nelle società, nei comitati e nelle federazioni locali […]».

Tale diffusione fece sì che dopo i difficili anni del secondo conflitto mondiale lo sport bocciofilo ritornasse rapidamente in auge sostenuto dalla passione e dall’entusiasmo di giocatori e pubblico; una delle competizioni di maggior rilievo dell’epoca fu senza dubbio il Trofeo Città di Biella, gara di livello nazionale che si disputava sui campi del Circolo Italia e della società Viglianese. La poderosa crescita in termini di partecipazione e di interesse che il gioco delle bocce stava registrando all’inizio degli anni Cinquanta del secolo scorso rese quindi sempre più urgente la necessità che Biella si dotasse di un bocciodromo comunale idoneo ad ospitare eventi sportivi di  elevata caratura.            

In quello stesso periodo l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Bruno Blotto Baldo varò un programma di sviluppo urbanistico che nel volgere di pochi anni avrebbe portato ad una notevole estensione della superficie edificata di Biella (in particolare lungo la direttrice sud – ovest) prestando la dovuta attenzione anche alle esigenze della città nel campo delle infrastrutture sportive. L’impianto più rappresentativo e funzionale di Biella era lo stadio “Lamarmora”, realizzato nella seconda metà degli anni Trenta dall’amministrazione Serralunga e dotato, oltre al campo di gioco per il calcio, di attrezzature per l’atletica, la pallacanestro e il tennis; l’area su cui era stato eretto, un vasto terreno di proprietà del Comune delimitato a nord da viale Macallè e a sud dal terrapieno della ferrovia Biella – Santhià, offriva la possibilità di procedere ad ulteriori costruzioni e fu prescelta come sito del bocciodromo comunale.

Le caratteristiche dell’opera, il cui progetto fu approvato con la delibera n. 65 del 20 maggio 1953, furono descritte con dovizia di particolari nella relazione dell’Ufficio Tecnico del Comune: «[…] campo delle dimensioni di mt.78,60 x mt.36, capace di n. 16 giochi suddivisi in due gruppi di otto, intervallati da una corsia centrale di mt.11 di larghezza; lateralmente al campo sono pure previste corsie di mt.3 sui lati sud, nord ed est, e di mt.8 sul lato ovest; sul lato nord verranno costruiti due gradoni larghi mt.1,50 ed alti cm.70, mediante costruzione di muretti in calcestruzzo di cemento e ripiani in semplice battuto di terra per il pubblico che assisterà alle gare; su quest’ultimo lato verrà costruito un muro di cinta in tutto uguale a quello che recinge lo Stadio Lamarmora, col quale verrà collegato a ponente, negli altri tre lati il campo sarà chiuso da recinzione costituita da uno zoccolo di calcestruzzo di cemento sormontato da comune rete metallica».

All’atto pratico i lavori di costruzione, appaltati all’impresa Giovanni Delleani & Figli nell’ottobre del 1953 e terminati intorno alla metà di maggio dell’anno successivo, rispettarono le indicazioni poco sopra riportate, ad eccezione di quanto previsto per i gradoni, il cui numero passò da due a tre e che furono realizzati interamente in cemento; il Comune dispose anche lo spianamento del terreno a sud del bocciodromo per adibirlo a campo da gioco (delle dimensioni di mt. 80 x 45) della Lega Giovanile. La spesa totale raggiunse i cinque milioni di Lire.

 L’inaugurazione del bocciodromo comunale ebbe luogo domenica 11 luglio 1954. A presenziare alla cerimonia furono il sindaco Blotto Baldo, accompagnato dagli assessori Novellino Casalvolone («appassionato dirigente del comitato circondariale boccistico») e Filippo Poma, il presidente della Commissione sportiva comunale Romolo Tinivella, Delfo Botta, presidente del Comitato circondariale biellese della U.F.I.B. nonché patron della Viglianese, forse la più completa e agguerrita associazione bocciofila biellese dell’epoca, e don Walter Botta, il quale impartì la sacra benedizione alla struttura.

L’apertura del nuovo impianto coincise con la disputa della nona edizione del Trofeo Città di Biella, che richiamò nel centro laniero più di trecentocinquanta coppie di giocatori: «C’è rappresentato tutto il Piemonte – sottolineò “il Biellese” (13.07.1954) – e tutta la Lombardia, vi sono molti liguri, è venuta gente da Genova e da Chiavari. Fra giocatori e accompagnatori, oltre un migliaio di persone che hanno portato a Biella, fra l’altro, dei soldi. Perché questa gente è venuta con macchine che consumano lubrificanti e carburanti, mangiano e dormono qui e tutto questo si chiama, anche e specialmente, incremento al turismo». I giochi del bocciodromo appena inaugurato si rivelarono però insufficienti a contenere tutti i concorrenti e la giuria acconsentì che alcune partite si disputassero sul terreno del campo sportivo della Lega Giovanile, pur con qualche disagio: «Traditi dal terreno diseguale molti giocatori che pur venivano dati come favoriti sono stati costretti ad abbandonare la competizione, ma tutto si è svolto normalmente alla presenza di un buon pubblico […]» (“Eco di Biella”, 12.07.1954). Malgrado l’inconveniente (che testimoniava peraltro la straordinaria popolarità di cui godeva il gioco delle bocce) l’impianto di viale Macallè si rivelò all’altezza delle aspettative: la bontà dell’opera trovò infatti conferma nella decisione della Commissione tecnica dell’U.F.I.B. di far disputare sui campi da gioco di Biella («giudicati – sottolineò “il Biellese” sul numero del 13 luglio – i migliori di tutta Italia») le selezioni per i Campionati bocciofili del mondo in programma a St. Etienne nel settembre di quell’anno.

Il bocciodromo rimase in attività fino alla fine degli anni Cinquanta. La costruzione della piscina – palestra “Massimo Rivetti” indusse l’amministrazione comunale a elaborare un progetto di “cittadella dello sport” che, oltre a prevedere la realizzazione di due campi da gioco per la Lega Giovanile, campi da basket e da pallavolo, un complesso di installazioni di giochi per bambini, contemplava anche lo spostamento dell’impianto adibito al gioco delle bocce sul terreno sito sul lato destro della piscina (dove nel 2006 è stato costruito anche il bocciodromo coperto).                 
rolando.magliola@gmail.com

Tags: Memoria storica, Rolando Magliola, bocce, biella, bocciodromo, viale Macallè

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