di Giuliano Ramella

Biella non è Cuneo, il mondo è altrove

"Anch'io, sa, sono un uomo di mondo: ho fatto per tre anni il militare a Cuneo." Marco Cavicchioli, cultore della commedia all'italiana e dei film di Totò, conosce certamente questa battuta che la più grande maschera italiana del Novecento ha pronunciato

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Articolo pubblicato il 01-07-2014 alle ore 00:00:00.
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Giuliano Ramella

"Anch'io, sa, sono un uomo di mondo: ho fatto per tre anni il militare a Cuneo."

Marco Cavicchioli, cultore della commedia all'italiana e dei film di Totò, conosce certamente questa battuta che la più grande maschera italiana del Novecento ha pronunciato in almeno una decina di pellicole, tutti grandi classici della comicità cinematografica nazionale.

Chissà se al Sindaco è tornata in mente mercoledì in occasione della riunione di insediamento del Consiglio comunale di Biella e della nuova Giunta.  

Perché la visione di Biella, della sua vocazione e delle sue prospettive turistiche nel dire di Chavicchioli sembrano riflettere, per li rami e rovesciata, la "filosofia" del principe della risata: Biella non è Cuneo, il mondo è altrove.

Fuor di metafora va detto che la semplificazione con cui il Sindaco ha liquidato la questione del turismo a Biella (non c'è vocazione e non si può pensare di sostituirlo al manifatturiero) non riflette l'articolato del programma elettorale in cui sono presenti alcune buone indicazioni. 

Credo che nessuno pensi che lo sviluppo del turismo (che per il Biellese non può essere quello delle cartoline o della competizione con i grandi luoghi vocati) possa surrogare la caduta dell'attività industriale. Attenuarne gli effetti ed integrarla però si, a condizione di avere coscienza dei nostri veri, e in qualche caso unici, tesori territoriali, declinandoli in chiave di offerta articolata e integrata con le realtà culturali, ambientali, storiche, produttive, creative, commerciali.

In questi giorni ad Oropa si svolge la Borsa internazionale del turismo devozionale che richiama buyers da tutto il mondo.  Sempre in questi giorni Langhe, Roero (in provincia di…Cuneo) e Monferrato sono diventati il cinquantesimo sito Unesco in Italia, e in quanto tale portato all'attenzione del mondo come patrimonio dell'umanità.  In Piemonte i siti Unesco sono quattro,  due in provincia di Biella: Oropa e il Sacro Monte e Viverone per gli insediamenti palafitticoli. 

Alla Passione di Sordevolo che si svolgerà l'anno prossimo sono interessate frotte di americani. 

Il Ricetto di Candelo è inserito fra i borghi più belli d'Italia.  La Burcina, la Bessa, l'Oasi Zegna sono richiami formidabili. La Baraggia è un suggestivo unicum ambientale. Il patrimonio di archeologia industriale, opportunamente valorizzato, potrebbe costituire per il nostro territorio un richiamo mondiale (…il Colosseo e i Fori imperiali li abbiamo anche noi…).  Per non parlare delle acque, le più leggere d'Europa, e dei loro derivati;  delle eccellenze agroalimentari straordinarie e semisconosciute;  dei soliti outlet a cui per qualche tempo abbiamo pensato di affidare il ruolo trainante e salvifico di un turismo di bottega.  Possiamo sperare che da questo insieme di realtà e situazioni, ovvero la nostra grande bellezza, sia possibile partire per costruire un "racconto" di Biella e del Biellese "vendibili" nel contesto di un'offerta turistica capace di abbinare cultura, fede, storia, memoria, ambiente, gola, accoglienza ?  Possiamo sperare che il dormitorio a cui sembra essere destinato il nostro territorio, richiami gente da Milano e Torino non solo per la conveniente residenzialità, dopo aver risolto i problemi dei collegamenti, ma anche per una qualità della vita che poggia sull'insieme dei valori del virtuale "pacchetto" turistico di cui sopra ?  Dopo tante delusioni attendiamo fidenti.   
(giulianoramella@tiscali.it)

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Tags: la paga del sabato, Giuliano Ramella

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