Alasinistra - La rubrica di Roberto Pietrobon

Biella a "babbo morto"

In politica e nell’uso quotidiano si utilizza questa espressione per indicare qualcosa che arriva oramai troppo tardi. A Biella potremmo parlare delle scelte che, negli ultimi vent’anni, si sono compiute e che solo dopo essere state fatte e aver visto i l

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Articolo pubblicato il 27-08-2015 alle ore 12:23:35.
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Roberto Pietrobon

A “babbo morto” è un’antica espressione toscana (maremmana per la precisione) che indica un riconoscimento, una presa di coscienza, un debito pagato oltre ai termini previsti. In politica e nell’uso quotidiano si utilizza questa espressione per indicare qualcosa che arriva oramai troppo tardi. A Biella potremmo parlare delle scelte che, negli ultimi vent’anni, si sono compiute e che solo dopo essere state fatte e aver visto i loro effetti (non proprio positivi) ci si è accorti dell’errore commesso.

Potremmo fare un lungo elenco cominciando dal Centro Direzionale Amministrativo in pieno centro, di fatto la sede di una grossa banca privata e un supermercato ma con un’imponente, antiestetica e invasiva colata di cemento che non corrisponde minimamente alle esigenze commerciali e abitative di questa città.

Una ferita nel cuore della città che la maggioranza dei biellesi oggi critica “a babbo morto” appunto. Per non parlare del centro commerciale “gli Orsi”: altra colata di cemento, scivolamento della città verso sud, depauperamento del commercio cittadino e costruzione dell’ennesimo “non luogo” dove le relazioni e gli spazi interpersonali sono artificiali ed effimeri. Il tutto in cambio di un palazzetto assolutamente sottoutilizzato, costosissimo e utile solamente per le partite della nostra squadra di basket. Anche qui molti oggi, “a babbo morto”, criticano questa scelta. Per non parlare del sito dove è stato costruito il nuovo Ospedale la nostra “casa della salute” adagiata sopra enormi vasconi di acqua sotterranea i cui effetti non tarderanno a manifestarsi. Per fortuna ci siamo risparmiati le torri agli ex Rivetti, altra colata di cemento inutile e dannosa che avrebbe avvicinato sempre di più il nostro skyline a quello di una città “sovietica”. Potremmo citare anche la Biella “storica” che negli ultimi cento e più anni è stata abbattuta per costruire nuovi e funzionali condomini che oggi non fanno di certo della nostra città una particolare attrattiva per le sue bellezze architettoniche.

Ovviamente ci sono precisi e chiari responsabili per scelte urbanistiche scellerate e sbagliate. Amministratori e politici che però, “a babbo morto”, non pagheranno di certo per le loro pessime decisioni. Alcuni sono ancora in attività, hanno fatto carriera e guadagnano molto di più di quando facevano i semplici amministratori a Biella.

Questa situazione potrebbe prodursi ancora e ancora. Pensiamo alla scelta di rifare una piazza privata (quella del Duomo cittadino) con soldi pubblici oppure quella di sostituire la Funicolare del Piazzo con un ascensore inclinato.

Forse per come siamo fatti noi biellesi anche in questo caso grideremo, “a babbo morto”, che queste scelte erano sbagliate, frutto di miopia politica e amministrativa, un danno più che un guadagno per la città.

Forse sarebbe ora che al “babbo” pensassimo prima che muoia.

Roberto Pietrobon

www.alasinistra.org

A “babbo morto” è un’antica espressione toscana (maremmana per la precisione) che indica un riconoscimento, una presa di coscienza, un debito pagato oltre ai termini previsti. In politica e nell’uso quotidiano si utilizza questa espressione per indicare qualcosa che arriva oramai troppo tardi. A Biella potremmo parlare delle scelte che, negli ultimi vent’anni, si sono compiute e che solo dopo essere state fatte e aver visto i loro effetti (non proprio positivi) ci si è accorti dell’errore commesso.
Potremmo fare un lungo elenco cominciando dal Centro Direzionale Amministrativo in pieno centro, di fatto la sede di una grossa banca privata e un supermercato ma con un’imponente, antiestetica e invasiva colata di cemento che non corrisponde minimamente alle esigenze commerciali e abitative di questa città.

Tags: Alasinistra, Roberto Pietrobon, rubrica pietrobon

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