Guido Dellarovere a proposito dei 40 stranieri accolti in provincia

"Arrivano i profughi, ma non dimentichiamoci dei biellesi"

"Non voglio essere contrario a priori all’accoglienza di un profugo. Però non dimentichiamoci dei biellesi. E, soprattutto, terminata l’emergenza, cerchiamo di far comprendere ai signori dell’Europa che, lo dico con rammarico, oggi siamo costretti ad occu

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Articolo pubblicato il 25-03-2014 alle ore 00:00:00.
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Guido Dellarovere

I cittadini stranieri continuano ad affollare le coste italiane. Gli sbarchi si susseguono perché in tanti vedono nel nostro Paese un’opportunità di salvezza da una vita segnata dalla miseria. Un tempo l’Italia era l’Eldorado per molti, oggi è una nazione sprofondata nella crisi: disoccupazione giovanile che tocca soglie molto vicine ad un ragazzo su due che non sa come occuparsi; imprese che chiudono, con lavoratori in cassa integrazione e mobilità; esodati; uomini che con cinquant’anni o poco più non sanno come trovare un lavoro perché troppo vecchi per essere interessanti ma troppo giovani per andare in congedo; imprenditori che si suicidano e via discorrendo con un quadro generale tutt’altro che idilliaco. Certamente stiamo vivendo una condizione generale di instabilità, che tutto può essere tranne che invitante per i continui stranieri che cercano una chance quando già gli italiani la stanno perdendo quotidianamente.

Sono venuto a conoscenza che la Prefettura di Biella, lo scorso 20 marzo, scriveva ad una serie di associazioni per andare a individuare delle strutture di accoglienza, sulla base di una convenzione predisposta dal ministero dell’Interno che allegava alla lettera.

Ieri, 21 marzo, d’incanto, puntuali come gli esattori delle tasse, metteva piede sul territorio biellese la prima tranche di 40 virgulti profughi africani, come già avvenuto in passato. Non voglio entrare nel merito se sia giusto o meno battersi per stabilizzare queste persone che inizialmente si trovano in difficoltà, anche se “mamma Europa” che tanto ci bacchetta e ci insegna a fare i diligenti scolaretti in aritmetica, quando deve dividere il numero di questi profughi casualmente si dimentica delle proporzioni e, forse, dando quattro soldi all’Italia si risolve il problema. Certo è giusto nutrirli, vestirli e curarli se sono malati.

Ci sono però degli aspetti dell’accordo che meritano una riflessione più accurata. Già è fin troppo offrire i servizi culturali, sarebbero sufficienti quelli sanitari e medici, ma la fornitura di altri benefit mi lascia perplesso e basito. E’ proprio necessario consegnare loro dei soldi, ancorché pochi (2,5 euro al giorno a testa fino a 3 componenti famigliari), oltre a colazione pranzo e cena che vengono garantiti a parte, così come le stanze e tutto ciò che è strettamente utile? E’ necessario consegnare a ciascun straniero una ricarica telefonica da 15 euro? Mio nonno ripeteva sempre che la prima carità è quella dell’uscio. E proprio rispettando questa sua massima che tanti biellesi, silenziosamente, si dedicano ogni giorno ai membri della collettività in difficoltà.

Ho letto proprio nello stesso momento in cui venivo a sapere di questi nuovi 40 stranieri in arrivo nel Biellese la storia di una signora, Teresa, vedova e con famigliari ostili, una figlia che non le parla, che con una pensione minima si trova costretta a dormire dentro i bancomat o al pronto soccorso. Lei è una dei diversi casi di Biellesi in difficoltà. Lei è una delle purtroppo molte storie di persone che hanno perso qualcosa e che si ritrovano a fare la fila in via Novara in attesa di un pranzo. Persone che affollano le liste dei servizi sociali (che faticano a gestirli) e che nessun protocollo garantisce come chi approda su un gommone e a cui viene data assistenza. Le associazioni biellesi cercano di aiutarli, ma non sempre riescono ad arrivare dappertutto.

Non voglio essere contrario a priori all’accoglienza di un profugo. Però non dimentichiamoci dei biellesi. E, soprattutto, terminata l’emergenza, cerchiamo di far comprendere ai signori dell’Europa che, lo dico con profondo rammarico, oggi siamo costretti ad occuparci un po’ di più dell’”uscio di casa nostra” prima di questi stranieri col gommone rispetto a quanto potevamo permetterci un tempo.

Guido Dellarovere

Tags: profughi, Guido Dellarovere, accoglienza, crisi

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