A Parigi si muore

di Marco Sansoè

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Articolo pubblicato il 16-11-2015 alle ore 10:19:57.
A Parigi si muore
A Parigi si muore

L'intervento di Marco Sansoè, per il laboratorio sociale "La Città di Sotto". Riceviamo e pubblichiamo.

A Parigi si muore. Un’azione di guerra, pianificata con cura, nel cuore della città fa più di 100 morti. L’autoproclamato Stato Islamico rivendica l’azione come risposta ai bombardamenti francesi sulla Siria. La guerra che l’Occidente ha alimentato nel Medio Oriente si sposta nel cuore dell’Europa.

Questa vicenda ci costringe ad una urgente riflessione e ad una altrettanto urgente azione uguale e contraria.

L’Europa è in guerra, non a causa dell’Isis, ma a causa della scelta strategica di svolgere un ruolo destabilizzante nel Medio Oriente e più in generale nel mondo arabo: gli interventi in Libia e in Siria sono solo gli ultimi di un percorso di coinvolgimento dell’Occidente che ha portato, da decenni ormai, alla mondializzazione dei conflitti. Questo può servire per alimentare posizioni di “potenza” o per mantenere basso il prezzo del petrolio o per garantirsi il controllo delle risorse, comunque di questo si tratta!

Con tutto ciò si deve fare i conti: non si può credere di interferire e/o prendere parte ai conflitti in corso nel mondo arabo e islamico, credendo però di poterne stare fuori, di non essere coinvolti. L’Occidente internazionalizzando i conflitti ha decretato l’inizio di una “nuova” guerra mondiale, ne è responsabile ed ha la responsabilità di fermarla ora, subito, prima che sia troppo tardi!

Per fermare la guerra l’Europa ha tre sentieri difficili e accidentati da percorrere:

  • sul piano interno si devono avviare al più presto percorsi generalizzati e concreti di accoglienza e integrazione per nuovi e vecchi migranti, senza distinzione di provenienza o cause. Discriminazioni e ghettizzazioni sono condizioni che non possono che alimentare l’estraneità, la diffidenza e l’odio delle comunità islamiche europee nei confronti delle culture occidentali. Favorirne l’integrazione, nel rispetto e nella valorizzazione delle differenze, è l’unica strada da percorrere per garantire il rispetto di tutte e tutti, e strumento più utile per sottrarre manodopera al terrorismo e all’arruolamento nelle file sjhadiste.

  • affrontare nel suo complesso la questione siriana: a) favorire, attraverso un’azione internazionale concordata, la pacificazione (almeno dal punto di vista militare) tra Assad e l’opposizione politica interna e contribuire così all’isolamento politico, e militare, dell’Isis; b) favorire e appoggiare l’offensiva curda che pare ottenere buoni risultati militari, garantendo a livello internazionale la nascita di uno “stato curdo” a cavallo di Siria, Iraq e Iran, costringendo la Turchia, quale membro della Nato e probabile partner europeo, a rinunciare alle sue pretese egemoniche nella zona e alla lotta sistematica contro i Curdi; c) porre delle condizioni all’Arabia Saudita, quale alleato dell’Occidente, affinché prenda le distanze dall’Isis e dalle frange estreme del fronte Sunnita; d) completare gli accordi con l’Iran in cambio dell’appoggio contro l’Isis e a patto che siano ostacolate le pretese egemoniche iraniane nella zona.

  • affrontare subito la questione palestinese evitando, come in passato, inutili passi intermedi (disattesi sistematicamente dalla politica discriminatoria di Israele): Israele deve cessare la costruzione di nuovi insediamenti ed evacuare quelli vecchi presenti in Cisgiordania e riconoscere lo Stato Palestinese, in cambio i palestinese riconoscono Israele.

Strade strette e difficili che potrebbero impegnare le diplomazie occidentali per anni, ma nel frattempo le armi cesserebbero di crepitare e le bombe di esplodere, Occidente e Medio Oriente potrebbero guardarsi negli occhi senza dipendere gli uni dagli altri, senza avanzare pretese egemoniche o vantaggi economici.

Per garantire questo difficile percorso si deve oggi, subito porre l’embargo sulle armi per tutti i paesi del Medio Oriente: l’Europa non deve più vendere armi in quella zona, non deve essere più possibile, solo così si può provare a dare corpo alla pace in quella zona del mondo.

Se si vuole la pace queste sono le strade, qualsiasi altro percorso ci porterebbe diritti verso una guerra globale permanente.

Questo vorremmo dire ai parigini, questo vorremmo dire a tutti coloro che sono stati coinvolti in questa terribile strage, vorremmo abbracciarli dicendo loro “che la pace sia con voi”, noi lotteremo perché la pace scoppi!

Marco Sansoè
Laboratorio sociale "La città di sotto"
www.lacittadisotto.org

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